Effetto macchina
Siamo alle solite! Appuntamento di lavoro, sala riunioni di una importante agenzia che si occupa (e bene) di comunicazione. Fine della discussione operativa, momento più informale ed arriva la fatidica domanda: con che cosa fotografi? Stavo per rispondere che usavo una scatola di cartone, ma poi la levatura della persona e anche le regole della buona educazione mi hanno convinto a rispondere in modo convenzionale. Ancora una volta la dotazione strumentale viene interpretata come metro di merito. Chi usa il medio formato è sicuramente migliore di uno che usa il 24 x 36 e nel caso del digitale meglio sicuramente un full frame che una SLR. Migliore una marca piuttosto che un’altra. Pregiudizi duri a morire, che non investono solo la categoria degli utenti medi della fotografia, ma anche i fruitori professionali. I fotogiornalisti americani negli anni 40 e 50 usavano prevalentemente le Speedgraphic 4×5, delle pesanti e ingombranti macchine fotografiche che producevano un negativo 9×12 cm (4×5 pollici) utile secondo i canoni dell’epoca per avere una fotografia ben dettagliata. Non importava che poi queste venivano pubblicate su quotidiani che le retinavano abbondantemente abbassandone notevolmente la qualità. Se si voleva essere considerati veri fotoreporter si “doveva” usare la Speedgrahic. Eppure questa macchina era pesante, ingombrante, poco adatta all’uso giornalistico. Nel 1959 arrivò una macchina che mandò definitivamente in frantumi queste convinzioni e mandò in pensione le blasonate americane: la Nikon F. Ottiche luminose e intercambiabili, ingombro limitato e peso contenuto decretarono il successo di questa fotocamera snobbata dai famosi, ma usata dai fotografi della new wawe. Oggi le nuove macchine digitali stanno spazzando via i dinosauri della pellicola e del banco ottico a oltranza. Almeno si spera…

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