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	<title>Commenti a: Franco Manca consigliere FNSI</title>
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	<description>fotografia, giornalismo e mangiar bene.  Il blog di Mimmo Torrese</description>
	<lastBuildDate>Thu, 26 Nov 2009 12:17:02 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: raw82</title>
		<link>http://dagherrotipo.wordpress.com/2009/04/04/franco-manca-consigliere-fnsi/#comment-93</link>
		<dc:creator>raw82</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 07:25:35 +0000</pubDate>
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		<description>Il lavoro in un ufficio stampa è sicuramente un lavoro di tipo giornalistico. Per il resto sono sicuramente daccordo con te. Bisogna dire, però, che gli incarichi in federazione e il lavoro giornalistico sul campo non si conciliano facilmente. Ecco perchè a queste cariche accedono colleghi che svolgono lavori più tranquilli e che quindi hanno più tempo da dedicare. Per quanto riguarda la revisione della iscrizione all&#039;albo permettimi di fare qualche considerazione. Assodiamo una volta per tutte che chi sta in redazione raramente svolge lavoro giornalistico,  in effetti oggi si limita a passare i pezzi e titolarli. Chi è il vero giornalista, il pubblicista, non ha un contratto, non ha tutele e spesso non ha nemmeno una remunerazione. La cosa divertente e che quelli che dovrebbero tutelarli, in genere sono quelli che li usano in questi termini. Negli anni Ottanta, colui che sindacalmente doveva tutelarci, era nel quotidiano per cui lavoravo e che mi dava bassissimi compensi. Io sono convinto che è necessario abolire la divisione tra professionisti e  pubblicisti, perchè è proprio in quest&#039;ultimo elenco  che si trovano i veri giornalisti. Io , per esempio, non sono Eugenio Scalfari, ma non posso considerarmi nemmeno l&#039;estensore delle note di un bollettino parrocchiale.  E in ultimo una precisazione: Tommaso Gaglione mi faceva notare che il direttore di Lapilli è lui. Franco Manca è il direttore editoriale. Mi scuso con entrambi per l&#039;inesattezza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il lavoro in un ufficio stampa è sicuramente un lavoro di tipo giornalistico. Per il resto sono sicuramente daccordo con te. Bisogna dire, però, che gli incarichi in federazione e il lavoro giornalistico sul campo non si conciliano facilmente. Ecco perchè a queste cariche accedono colleghi che svolgono lavori più tranquilli e che quindi hanno più tempo da dedicare. Per quanto riguarda la revisione della iscrizione all&#8217;albo permettimi di fare qualche considerazione. Assodiamo una volta per tutte che chi sta in redazione raramente svolge lavoro giornalistico,  in effetti oggi si limita a passare i pezzi e titolarli. Chi è il vero giornalista, il pubblicista, non ha un contratto, non ha tutele e spesso non ha nemmeno una remunerazione. La cosa divertente e che quelli che dovrebbero tutelarli, in genere sono quelli che li usano in questi termini. Negli anni Ottanta, colui che sindacalmente doveva tutelarci, era nel quotidiano per cui lavoravo e che mi dava bassissimi compensi. Io sono convinto che è necessario abolire la divisione tra professionisti e  pubblicisti, perchè è proprio in quest&#8217;ultimo elenco  che si trovano i veri giornalisti. Io , per esempio, non sono Eugenio Scalfari, ma non posso considerarmi nemmeno l&#8217;estensore delle note di un bollettino parrocchiale.  E in ultimo una precisazione: Tommaso Gaglione mi faceva notare che il direttore di Lapilli è lui. Franco Manca è il direttore editoriale. Mi scuso con entrambi per l&#8217;inesattezza.</p>
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		<title>Di: Nello</title>
		<link>http://dagherrotipo.wordpress.com/2009/04/04/franco-manca-consigliere-fnsi/#comment-92</link>
		<dc:creator>Nello</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 05:54:06 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Mimmo,
conosci l&#039;affetto e la stima che mi legano a Franco Manca. Ma mi chiedo: in tutti questi organi, ci sarà qualcuno che oltre ad avere la tessera fa davvero il giornalista? Per carità, lavorare in un ufficio stampa è sicuramente una cosa professionalmente molto valida. Ma è una cosa diversa dal fare il cronista, non a caso le figure sono diverse. E Franco è, tra l&#039;altro, uno di quelli che fa entrambe le cose, per cui a pieno titolo può partecipare al consiglio della Federazione. Ma molti altri mi fanno ridere, hanno la tessera come status symbol, non hanno mai scritto una riga in vita loro, eppure ricoprono incarichi di vertice in federazione e al sindacato. Per loro non vale la revisione della tessera in base al lavoro svolto, ma alle quote pagate. L&#039;ordine del Lazio mi ha inviato pochi giorni fa un modello da compilare per verificare la mia posizione. Non solo ho dovuto allegare i contratti giornalistici che avevo, ma anche le dichiarazioni dei redditi dalle quali si evince che l&#039;attività giornalistica è la prevalente. La non compilazione, pena la decadenza dall&#039;ordine. Io sono contrario all&#039;ordine, perché fa poco o nulla. Almeno così credevo fino a quando sono stato iscritto a Napoli. A Roma le cose sono diverse: ho potuto usufruire di assistenza legale e fiscale gratuita e di una serie di agevolazioni. Se l&#039;ordine fosse fatto di giornalisti, forse sarebbe meglio. Non ne sei convinto?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Mimmo,<br />
conosci l&#8217;affetto e la stima che mi legano a Franco Manca. Ma mi chiedo: in tutti questi organi, ci sarà qualcuno che oltre ad avere la tessera fa davvero il giornalista? Per carità, lavorare in un ufficio stampa è sicuramente una cosa professionalmente molto valida. Ma è una cosa diversa dal fare il cronista, non a caso le figure sono diverse. E Franco è, tra l&#8217;altro, uno di quelli che fa entrambe le cose, per cui a pieno titolo può partecipare al consiglio della Federazione. Ma molti altri mi fanno ridere, hanno la tessera come status symbol, non hanno mai scritto una riga in vita loro, eppure ricoprono incarichi di vertice in federazione e al sindacato. Per loro non vale la revisione della tessera in base al lavoro svolto, ma alle quote pagate. L&#8217;ordine del Lazio mi ha inviato pochi giorni fa un modello da compilare per verificare la mia posizione. Non solo ho dovuto allegare i contratti giornalistici che avevo, ma anche le dichiarazioni dei redditi dalle quali si evince che l&#8217;attività giornalistica è la prevalente. La non compilazione, pena la decadenza dall&#8217;ordine. Io sono contrario all&#8217;ordine, perché fa poco o nulla. Almeno così credevo fino a quando sono stato iscritto a Napoli. A Roma le cose sono diverse: ho potuto usufruire di assistenza legale e fiscale gratuita e di una serie di agevolazioni. Se l&#8217;ordine fosse fatto di giornalisti, forse sarebbe meglio. Non ne sei convinto?</p>
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