Come mi ha comunicato il mio amico Roberto Castellano, contitolare con il fratello Roberto della IVS, un’ azienda che si occupa di sistemi video per filmaker e broadcast, Facebook è tornato sui suoi passi. Un ciclone di proteste si è abbattuto sui programmatori del social network di Palo Alto in seguito a un restyling che aveva interessato anche molte funzioni. Con una nota diramata sul blog del direttore della produzione Christopher Cox, Facebook terrà conto delle critiche mosse dagli utenti. Non si tratterà di un completo ritorno al passato, ma si cercherà di implementare le nuove funzioni sulla vecchia piattaforma. La clasica forma del salvar capra e cavoli.
Approfitto di questo post per segnalarvi questo articolo che è uscito sul Corriere del Mezzogiorno On line, il quotidiano telematico edito dal gruppo di via Solferino.
Si tratta di un’iniziativa presa grazie alla volontà di un’istituto di credito, al quale credo debba andare tutta la riconoscenza della società civile.
Queste povere note che da un anno vi raggiungono, da oggi in poi avranno una eco maggiore. Angelo Cucchetto titolare di Starring esperto di web ,comunicazione e fotografia, e ideatore di uno dei progetti dedicati ai fotografi più innovativi nel panorama italiano, Photographers, ha deciso che le mie parole debbano affiancarsi a quelle di ben più autorevoli esponenti del settore, e di questo lo ringraziamo. Clikkando su http://www.photographers.it/testi.php?cat=34 infatti potrete leggere una selezione delle cose che scrivo. Oltre ad Angelo Cucchetto, che cura marketing e web, troverete le interessanti segnalazioni di Luca Pagni, i consigli di Maria Teresa Cerretelli,Pasquale Diaferia, Marco Nera e Beppe Bolchi. Troveranno spazio anche le considerazioni di Roberto Tomesani, ideatore di Tau Visual, l’associazione che riunisce i fotografi professionisti.
La fotografia al servizio di una prestigiosa maison e di un nobile intento. E sicuramente questa una delle chiavi di lettura delle foto di Fabrizio Ferri, pubblicate sul sito Bulgari, a sostegno di “Save the children”. Per aiutare l’organizzazione umanitaria, la famosa casa di gioielli ha realizzato un anello speciale che reca il nome del fondatore Sotirio Bulgari, e quello di “Save the Children”. Gli acquirentioltre ad entrare in possesso di un gioiello d’autore ad edizione limitata, contribuiranno a scolarizzare bambini dei paesi in difficoltà. Testimonial dell’iniziativa tanti volti famosi che si sono fatti fotografare con l’anello-simbolo. Davanti all’obbiettivo di Fabrizio Ferri hanno posato, tra gli altri, Isabella Rossellini, Giuseppe Fiorello, Valeria Golino, Giuseppe Tornatore e Cristina Capotondi. La maison di via dei Condotti, attribuisce grande importanza alle immagini e ai fotografi. Nel sito istituzionale oltre alle foto che illustrano le varie attività del gruppo, che spaziano dai gioielli agli orologi, passando per profumi e cosmetici e per i lussuosi e raffinatihotel e resort, c’è anche uno spazio dedicato alla fotografia d’autore. Guido Mocafico, infatti, ha realizzato una serie di immagini che coniugano i raffinatissimi gioielli con frutta sia nostrana che esotica. Collier, anelli e orecchinisono adagiati su letti di uva bianca, caschi di banane, fette di melone e tanta frutta esotica. Bulgari, che ha festeggiato il suo 125 anniversario della fondazione, ha sempre utilizzato fotografi d’eccezione per la presentazione dei suoi gioielli.
Lo stagnante panorama editoriale italiano registra in questo inizio anno due significative novità. La prima è sicuramente l’uscita dell’edizione italiana di Wired, il magazine- fenomeno statunitense che in Italia vantava numerosi affezionati anche nell’edizione in lingua originale. Edita da Conde Nast, la mitica casa editrice di Vogue, Wired Italia segue le orme tracciate dall’originale trattando soprattutto temi legati all’Higth Tech, strizzando anche l’occhio a settori che in Italia sono marginalizzati. Facile prevedere un buon volume di vendite, vista anche la grafica accattivante (una delle cose che a casa nostra lascia molto a desiderare) e l’intevento di veri e propri guru di settore. L’intervista al premio Nobel Rita Levi Montalcini, testimonia quest’ultima affermazione. Lanciato da un grosso battage pubblicitario, serata di presentazione a Milano e varie performance in giro per la città, riapre i battenti Playboy Italia, l’altra novità presente nelle edicole. Cancellata dai piani editoriali, insieme ad altre gloriose riviste patinate, il magazine per antonomasia per soli uomini, ritenta la carta italiana editata da Play Media Company. Sfogliandola , la solita formula. Belle ragazze, paginone centrale, racconti di firme celebri e lusso ed extralusso. Le ragazze, secondo il mio modesto parere, non sono a livello dello standard della testata, ma offrono lo stesso un piacevole intrattenimento. Difficile azzardare le prospettive di vendita, anche se la sensazione è che non si punti tanto al prodotto stampato ma alle immagini in movimento distribuite in vari modi. Le due riviste sono agli antipodi: proiettata al futuro Wired, “conservatore” Playboy. Riusciranno i nostri eroi a rimanere a galla nella palude editoriale italiana? Alle edicole l’ardua sentenza.
Ci risiamo. Il tg1 delle 13,30 ha dedicato un servizio alla fotografia, commentando una mostra di Giorgia Florio. La scena si apre con una mano inguainata da guanti di cotone, che spuntina (è un procedimento che si utilizza sulle stampe per ritoccare eventuali puntini bianchi causati dalla polvere sul negativo o sulla carta) sulle stampe già appese e incorniciate. L’artista aiutata da un assistente inserisce con un pennellino dell’inchiostro di china nei punti da trattare. “Sono molto precisa, ci tengo alla precisione”, ha detto Giorgia Fiorio. E poi il redattore giù cone le solite tiritere delle “stampe rigorosamente tradizionali” etc. etc. Arriva puntualmente la solita affermazione: “da circa 20 anni fotografa di fama mondiale” e addirittura si conclude con ” una delle più ricercate fotografe al mondo”. Senza nulla togliere a Giorgia Fiorio, le solite iperboli utilizzate dai giornalisti. Ora in genere i grandi fotografi del passato utilizzavano degli “stampatori” professionisti che trattavano il loro bianco e nero. Helmut Newton, ad esempio affidava le sue stampe sempre allo stesso stampatore, perchè quasi sempre il fotografo o non era in grado, o non aveva tempo per stampare da sè le proprie foto. E la spuntinatura in genere si effettuava a stampa ancora umida, e comunque poggiata sul tavolo. Ma veniamo alla notorietà di Giorgia Fiorio, che beninteso fa un ottimo prodotto, ma che è almeno azzardato definire di fama mondiale. Se si fa una rapida ricerca sia su google italia che quello inglese, oltre al suo sito, si trovano tracce della sua partecipazione come cantante a Sanremo 83, e del fatto che è figlia di Cesare Fiorio, pezzo grosso di casa Fiat. Provate a digitare Franco Fontana, fotografo italiano di una semplicità estrema e contate i risultati ottenuti…
Uno degli ultimi dibattiti che anima il mondo della fotografia è quello sulla opportunità di pubblicare foto che raccontano il dolore altrui. In sostanza molti si chiedono se sia opportuno mostrare foto di bambini uccisi, soldati in fin di vita, fosse comuni e tanti altri soggetti macabri che i reporter di guerra o i semplici reporter metropolitani propongono ai mass media. Ritengo questa discussione una sorta di censura della verità. I morti servono, servono a ricordare e a toccare i cuori e a contribuire ad evitare che queste cose succedano. Nel giorno della Memoria, sono convinto che serva ancora di più.
La notizia mi è appena arrivata, Mariella Romano giornalista “di lungo corso” e mia amica ha pensato di mandarmi una mail. Antonio Troncone, fondatore insieme a Guglielmo Esposito, Giacomo Di Laurenzio e Mario Siano dell’Agenzia Fotosud si è spento dopo una lunga malattia. Aveva solo 75 anni, molti dei quali passati dietro a una macchina fotografica. Figlio di uno dei fondatori del laboratorio cinefotografico conosciuto come Archivio Troncone, e quindi figlio d’arte, Antonio Troncone ha sempre elargito consigli a tutti, e una buona parte di fotografi di cronaca partenopea gli deve molto. Io che ho frequentato l’agenzia Fotosud, allocata in alcuni angusti locali ai lati della rotativa che stampava il giornale Il Mattino, ho sempre apprezzato i suoi consigli e ho sempre inviadiato la sua capacità di rinnovarsi. Lo conobbi nel 1985, allora si stampava solo in bianco e nero, e la loro sede era piena di smaltatrici, ingranditori e di una stupenda vasca verticale di sviluppo, mai vista prima d’ora. Quando arrivavamo con i nostri rulli pieni di fatti e persone, Antonio immergeva subito le pellicole per lo sviluppo, riuscendo a colcolare ad occhio il tempo necessario. E non si arrabbiava mai quando, molto giovani e squattrinati visti i pochi soldi che ci dava il giornale, gli chiedevamo le “code”, gli spezzoni di pellicola avanzati e non esposti. Quando il giornale diventò a colori, attrezzarono tank e sviluppatrice per trattare le diapositive, un procedimento lungo e molto critico, ma che riuscivano miracolosamente a portare a termine. Quando lasciai il Mattino, la prima volta, per concorrere alla rinascita del più antico quotidiano del mezzogiorno, non ebbi più occasione di incontrarlo. Lo rividi anni dopo in occasione di un evento e ricordo che notai come gli anni non avessero influito sulla sua persona. Avevo saputo che non stava bene, oggi la notizia della sua morte. Addio, don Antonio.
Raffaele Cattaneo, assessore regionale ai trasporti della regione Lombardia, che ha avuto l’ardire di prendere vari treni, pagando regolarmente il biglietto, per verificare le condizioni delle carrozze per i pendolari è stato fermato da Polfer e identificato. Costretti a dare le loro generalità anche un giornalista e un fotografo che lo accompagnavano. Quest’ultimo ha avuto la “sfrontatezza” di scattare delle fotografie dello stato di indecenza dei vagoni ferroviari, e probabilmente sarà quello che pagherà di più. Una cosa vergognosa. Trenitalia impedisce ai giornalisti, e all’assessore ai trasporti che è uno dei suoi principali clienti in quanto esponente dell’ente regione che paga per offrire il servizio di mobilità su rotaie, di fare il loro lavoro che è quello di controllare e raccontare. La Polfer, sempre chiamata dai viaggiatori per problemi di vario genere, e quasi mai presente, questa volta è stata rapidissima a intervenire. L’Ufficio Stampa di Trenitalia si è affrettato a dichiarare che “per motivi di privacy” l’ente non permette di fare riprese e di scattare foto sulle sue vetture, solo eccezionalmente si può avere un’autorizzazione alla bisogna. Purtroppo l’assessore regionale non l’aveva richiesta. Ancora una volta i fotografi sono vittime di una legislazione assurda che di fatto blocca l’esercizio del diritto di cronaca. Ad un primo esame sul sito dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, non si evidenziano prese di posizione. A complicare di più le cose, sono le vecchie normative di derivazione fascista, mai abrogate che vietano le fotografie nelle stazioni. Dettate da motivi di sicurezza, oggi in epoca di satelliti appaiono abbondantemente superate, ma vengono applicate con rigore soprattutto nei confronti di chi esercita il diritto di cronaca.
Dopo Agfa e Polaroid, ancora un’altro pezzo della storia della fotografia che se ne va. Grazia Neri, la famosa titolare di una delle maggiori agenzie fotografiche italiane ha deciso di lasciare e di passare la mano al figlio Michele. Dopo quarantadue anni alla guida dell’agenzia da lei fondata e a 73 anni suonati, la “signora dell’immagine” va in pensione. E ad andare in pensione andranno anche i famosi “scatoloni” che racchiudevano le foto distinte da scritte in vistosi pennarelli, in bella mostra su arcaici cassettiere archivio. A quanto pare uno dei motivi che hanno convinto Grazia Neri a passare la mano sia proprio la sua osticità verso le nuove tecnologie. Come la professione del fotografo, anche l’attività di agenzia è radicalmente cambiata e legata sempre più alle nuove tecnologie. Certo che in epoca di “condivisione” e di marketing diretto del fotografo, il futuro di qualsiasi agenzia appare abbastanza complicato, anche se porta un nome blasonato. I creativi “rampanti” e i responsabili di testata nati nel baby-boom, oggi hanno propri contatti e propri fotografi. E una nuova generazione che avanza e come sempre a farne la spese sono gli egemoni della generazione precedente.
Le scuole di fotografia sono uno dei fenomeni più vistosi che stanno interessando il settore. Non passa giorno che non si abbia notizia di nuove scuole o di nuovi corsi. Una moda iniziata nei primi anni Novanta e che sta oramai dilagando. In un paese, dove nonostante le varie riforme del sistema scolastico, non esiste un approccio serio ad una professione , che non sia quello legato all’artigianato e agli istituti professionali, i privati hanno mano libera. Ed ecco fiorire “accademie”, “scuole superiori” , dizioni che è possibile usare visto l’assenza di norme che regolamentino il loro utilizzo. Negli anni Settanta, l’insegnamento del mestiere di fotografo era affidato prinicpalmente alle scuole per corrispondenza, come la mitica Scuola Radio Elettra o Accademia. Un approccio migliore era riservato agli studenti del corso di fotografia della Scuola di Cinematografia, ora Istituto Superiore, riservato, però, agli amici ed agli amici degli amici. Il resto si doveva affidare ad un lungo volontariato presso uno studio fotografico dove si entrava come “secondo flash”. Oggi questo lento apprendere si è sostituito con i corsi Full Intensive, una sorta di Selezione dal Reader’s Digest della fotografia. Una volta terminati, gli alunni oltre ad osannare a destra e manca il loro Carneade-insegnante di turno, si sentono già fotografi investiti di una grande missione. Oggi la professione di fotografo non è più vista come marginale, e lo confermano le occhiate di ammirazione soprattutto del pubblico femminile, ed è per questo molto trendy. E’ forse per questo motivo che i giovani rampolli di famiglie benestanti scelgono di investire il loro tempo in corsi o scuole che li portano a diventare fotografi. Una volta usciti,abbinano la professione a tutto un giro di pensiero intellettuale da eroe epico. Oggi la professione è afflitta da gravi problemi, uno su tutti è la massificazione , tutti fruitori e tutti produttori di fotografia. E la recessione non aiuta certamente, molti giornalisti sono obbligati a fornire oltre al pezzo anche le foto che finiscono per essere fatte con il cellulare o quanto va bene con una compattina. Molti “illuminati” colleghi si sono lasciati tentare dai fornitori di foto Stock, con il risultato che i grafici affidano l’illustrazione di un articolo, una brochure, o un libro, a foto dal marcato accento nordamericano che però costano intorno ai due euro. A questo devono pensare le persone che si avvicinano alla fotografia professionale, il resto sono solo seghe mentali.
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