creatività e codifica

Può un fotografo essere certificato? La bravura deve essere  misurabile secondo canoni di partecipazione a corsi o seminari? Secondo un’associazione di fotografi italiani tutto questo non solo è possibile, ma è necessario. La cosa divertente è che, naturalmente, la “patente di fotografo europeo” viene data proprio da loro seguendo un percorso di master, workshop e meeting. Una sorta di scolarizzazione della creatività, perchè secondo  me il mestiere di fotografo è soprattutto un mestiere creativo. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che anche i pittori frequentano l’Accademia, ma qui si parla di tecnica e nel caso della fotografia esiste già una miriade di scuole e una moltitudine di corsi e seminari che insegnano a utilizzare il mezzo fotografico. Il messaggio che si vuole far passare è che avendo una sorta di certificazione “iso”, il cliente si trova di fronte a un professionista di alto livello, che ha una cosa in più rispetto a uno che non ha nessun certificato. Sembra di trovarsi di fronte ai soliti blog di fotografia dove la persona elenca le  attrezzature che possiede e non i suoi lavori. Non chiederò l’accesso alla cretività codificata, preferisco restare un umile “artigiano” dell’immagine.

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~ di raw82 su gennaio 14, 2008.

Una Risposta to “creatività e codifica”

  1. Forse il problema non è tanto la certificazione in sé, ma la sua interpretazione. Quello che scrivi non so perché, ma mi ricorda tanto quella simpatica storiella di qualche anno fa con i corsi da sostenere per poter lavorare come matrimonialista. O se preferisci i corsi di aggiornamento di una Federazione sportiva di cui ero insegnante tecnico. Ogni anno avevamo un corso di aggiornamento obbligatorio e a pagamento. Se pagavi non c’era problema poi potevi anche non andarci. Se saltavi un corso nel quadriennio olimpico dovevi portare la giustificazione e alla seconda assenza ti sbattevano fuori e dovevi rifare gli esami di riparazione (a pagamento)… Non ti sembra che la storia sia almeno un po’ simile?
    Ah, ovviamente non faccio più parte della categoria “insegnanti tecnici”… come dire “Sono con te Mimmo”, anche se in assoluto sono convinto qualcuno dovrebbe affrontare la professioni facendo un piccolo sforzo perché questa non venga interpretata solo in modo tecnico… ma questa è tutta un’altra storia…

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