Pellicole, tecnologia e nostalgia

E’ di pochi giorni or sono la notizia che Kodak ha deciso di aumentare i prezzi delle pellicole e delle “usa e getta” giustificandolo con il vertiginoso aumento delle materie prime ma anche dalla contrazione rilevante delle vendite . Anche Fujii ha annunciato un ritocco al listino dell’analogico. Altra notizia che riguarda la casa gialla è la decisione definitiva di interrompere la produzione della pellicola infrarosso HIE 35 alla fine dell’anno. Spicca in questo panorama la notizia che secondo un sondaggio ordinato dalla Kodak in Europa il 67% degli intervistati ha dichiarato di voler utilizzare la pellicola al posto del digitale. Sempre secondo questo sondaggio il 19% di questi utilizza la pellicola per realizzare il 60% del proprio lavoro. Non ho ragione di dubitare sulla serietà di questo sondaggio, ma sinceramente queste cifre mi sembrano quantomeno strane. Bisognerebbe conoscere le domande che sono state formulate ai 3000 intervistati per capire effettivamente come stanno le cose.  Quello che è certo è che tutti i fotografi che conosco utilizzano tranquillamente il digitale e quelli che si sono rifiutati di utilizzarlo hanno dovuto cessare l’attività. La versatilità della tecnologia digitale è innegabile, come è innegabile la fuga dei laboratori colore dal trattamento della pellicola. Il mio laboratorio ha cessato questo servizio in prima persona, preferendo darlo a una struttura terza ma i risultati finali sono pessimi. Mi è stato restituito un rullo stampato con una notevole sottoesposizione e una qualità che lascia intendere uno sviluppo della pellicola con chimici e temperature non in ordine. Sembra di essere tornati alla seconda metà degli anni ’70 quando la pellicola cinematografica Super 8 iniziò a non essere lavorata in molti laboratori (alla fine se ricordo bene veniva trattata solo in una struttura in Germania) e la qualità iniziò a decadere notevolmente. Erano i primi anni dell’avvento della videoregistrazione, che era sicuramente più versatile della pellicola e che da li a poco avrebbe invaso il mercato amatoriale e professionale. Oggi i film vengono girati in digitale e poi trasferiti su pellicole per evitare di far cambiare i proiettori alle sale cinematografiche…   Bisogna guardare avanti, sono grato alla pellicola, la amo,  ma non la rimpiango. Con la tecnologia digitale si è avverato il sogno di ogni fotografo: avere il controllo totale dell’immagine colore.  Questi sono  fatti, gli altri sono solo nostalgie, come per la giovinezza che non c’è più. 

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~ di raw82 su febbraio 3, 2008.

4 Risposte to “Pellicole, tecnologia e nostalgia”

  1. Mimmù, hai ragione, ma il futuro deve basarsi sul passato, altrimenti non potrà continuare. Da bambino, potevo avere una decina d’anni, mi chiudevo in uno sgabuzzino della casa paterna, in vico Annunziata, meglio conosciuto come ‘u vic r’e crape. In questo sgabuzzino c’erano delle lastre fotografiche. Queste figure in bianco e nero mi affascinavano e cercavo di immaginarmi come potessero realmente essere quelle persone immortalate sulle lastre, l’ambiente intorno a loro. Non ho mai trovato nessuno che me le potesse sviluppare e così quelle figure sono rimaste solo nel mio immaginario. Temo che succederà la stessa cosa per il rullino e non credo sia una cosa buona.

  2. Caro Nello attualmente con la tecnologia digitale è possibile acquisire fotogrammi da pellicole, processarli come si vuole e poi stamparli. Anche le vecchie lastre fotografiche, grazie ai moderni scanner, si possono stampare. Prima dell’avvento del digitale per stampare delle lastre occorreva avere un ingranditore dedicato per il formato della lastra o stamparla per contatto con un torchietto. Una cosa abbastanza difficoltosa.
    P.S. Se hai ancora quelle lastre, poaaiamo tranquillamente trasformarle in stampa.

  3. il fascino della pellicola è imperituro, amo il digitale per varie ragioni, forse l’unica cosa che non digerisco è che molti tendono a scattare di più e selezionare di meno.

    red

  4. Di sicuro un’analisi delle domande andrebbe fatta, ma d’istinto estenderei l’esame ai criteri di determinazione del campione. Per quel niente che ricordo dell’esame di statistica, l’applicazione della teoria del campionamento rimane una delle fasi più delicate dell’intero processo di analisi statistica, proprio per la sua capacità di influenzare, o pilotare in caso di malafede, anche in modo sensibile il risultato finale. Certo che a guardarsi intorno, anche senza scomodare il mondo della fotografia professionale (che non è certo mai stato quello in grado di determinare i grandi numeri a livello di consumo) di analogico in giro non se ne vede poi così tanto, quantomeno nel nostro occidente industrializzato. Certo non da rendere credibili le cifre dichiarate.

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