Caramelle, lacrime e fotografia

Rubare caramelle ai bambini, farli piangere e poi fotografarli in lacrime per usarle come metafora del declino  Usa, per delle campagne contro la politica presidenziale americana. L’idea è venuta a Jill Greenberg, una affermata fotografa statunitense che ha al suo attivo fortunate campagne per la Procter & Gamble, Microsoft e atri colossi americani.  D’accordo con i genitori, la fotografa prima dette ai bambini un leccalecca, e poi con un modi bruschi gliele portò via . A questo punto è stato facile riprendere il disappunto dei bambini condito da copiose lacrime. Quando trapelarono le prime indiscrezioni e le prime foto su internet, il dibattito negli Stati Uniti si è accese fortemente considerando anche che i soggetti vennero fotografati nudi. A quanto pare le foto furono usate per dei manifesti anti Bush. Di “maltrattamenti” ai bambini per farli piangere è piena la storia della cinematografia. Vittorio De Sica per far piangere il piccolo Enzo Stajola in “Ladri di Biciclette” che non voleva piangere, gli mise in tasca di nascosto delle cicche di sigarette, e fingendo di scoprirlo, lo apostrofò come “ciccarolo”, rimproverandolo. Il piccolo Stajola che interpretava la parte del figlio del protagonista che preso dalla disperazione tenta di rubare una bici, a questi rimproveri reagì con lacrime copiose. In questo caso la violenza degli adulti ha sopraffatto  un bambino inducendolo ad un pianto disperato, contribuendo, però, a creare un capolavoro del neorealismo. Far piangere  i bambini per una campagna contro un presidente degli Stati Uniti, mi sia consentito, non è la stessa cosa. 

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~ di raw82 su aprile 6, 2008.

3 Risposte to “Caramelle, lacrime e fotografia”

  1. Quello che mi colpisce non è tanto che una… mente illuminata abbia utilizzato un trucchetto di discutibilissimo gusto per far piangere dei bambini, ma il fatto che la cosa sia stata premeditata per realizzare delle fotografie. Non conosco i termini della vicenda se non per quanto letto su questo blog, ma se davvero (e non lo dico certo perché creda di aver motivo di dubitare della serietà dell’estensore di queste righe) il tutto è stato progettato per sostenere una campagna di opposizione politica nei confronti di qualcuno… beh… davvero far leva su emozioni legate così bassamente e biecamente a istinti primari di protezione della propria specie, non è davvero commentabile. Per certi versi mi sorprende il fatto che l’idea non sia ancora stata ripresa da qualche eminente personaggio politico nostrano che impegnato in campagna elettorale avrebbe ben potuto dar sfogo alla propria demagogia a sfondo paranoico. Ma al di là di un commento del genere, peraltro assai scontato, vorrei sottolineare il linguaggio utilizzato nelle immagini riportate in questa pagina. Ritratti oleografici che rimandano alla peggior tradizione della ritrattistica commerciale per le famiglie. Luci da manuale americano di ritratto del pupo, con tanto di aureola di controluce che sembra voler accentuare l’innocenza violentata dal cattivo di turno. Si potrebbe poi andare più a fondo (disponendo di un’immagine di dimensioni superiori, sulle scelte operate a livello di fattore razziale. Sarebbe logico presumere che un presidente cattivo faccia piangere senza distinzione di razza tutta la sua popolazione… ma i ceppi etnici sono tutti rappresentati? Ripeto dall’immagine è impossibile andare oltre l’identificazione di bambini bianchi e neri… se questo fosse vero si dovrebbe incrociare il dato con le scelte di determinazione del target cui il messaggio è primariamente rivolto.
    Mi chiedo quanto tempo dovremmo ancora attendere perché finalmente venga rimosso definitivamente da dizionari e vocabolari il termine Etica.

  2. Caro dagherrotipo, non entro nella questione che riporti, ma te ne pongo un’altra ben più vicina alla nostra, sempre su come si utilizzano le immagini per fini elettoral-propagandistici. Navigando sul sito di Repubblica, mi sono imbattuto in un articolo, in testa al sito, dove si spiegano quali errori si possono commettere nell’espressione del voto. Questo è il link http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/politica/voti-sulla-scheda/1.html
    non ci trovi nulla di strano? quando giravo come te per torre cercando voti, le schede elettorali fac simile recavano simboli astrusi, ma che servivano per far capire come votare. Ho anche distribuito in passato i normografi con il nome del candidato che i nostri illetterati concittadini avrebbero usato ricalcando il nome del politico sulla scheda. Ma una cosa come questa, sinceramente, mi da fastidio. CHE lo faccia l’Unità o il Manifesto, passi, ma Repubblica… Lo so, forse sono l’ultimo dei romantici, di chi crede che, a parte quello dichiaratamente militante, il giornalismo dovrebbe essere equidistante.

  3. caro Sandro il fatto purtroppo è vero ed è successo alcuni anni fa negli Usa. Mi ero imbattuto per caso in alcune di queste foto navigando in rete. Incuriosito ho fatto quelche ricerca e ho scoperto il nome dell’autrice e anche il fatto che furono utilizzate per una campagna anti Bush. I manifesti riportavano oltre la foto anche la scritta: Ancora quattro anni. Deprimente.

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