Giornalismo e Liberazione

Non bastava il revisionismo storico che nega dignità al 25 Aprile, ci voleva anche Beppe Grillo che ha fissato per questa data uno dei suoi “comizi populisti” contro la casta dei giornalisti.  Il comico genovese chiede a gran voce l’abolizione dell’Ordine e tuona parlando di “migliaia di schiavi vergognosi messi li alla pecorina a 90 gradi”. Il grande Pippo Baudo commentando a caldo alcuni anni fa un suo intervento televisivo molto pesante contro i socialisti, concluse dicendo che “i comici a volte smarronano”. Da allora Beppe Grillo probabilmente  si trova  ancora in quella situazione. Giornalisti a novanta gradi. Mah, io non so che gente frequenti, ma a primo acchitto mi vengono in mente Ilaria Alpi e Giancarlo Siani, due persone che hanno perso la vita solo perchè volevano fare questo mestiere.

 Volevo ricordare il 25 Aprile con una foto che scattai venticinque anni fà. Purtroppo non sono riuscito a trovare lo scatolone che la contiene. Era un reduce italiano che in occasione di una cerimonia commemorativa portava il labaro dell’associazione mutilati e invalidi di guerra pieno di medaglie. Uno sguardo orgoglioso stampato su una Ilford Gallery. Lo stesso sguardo che si poteva leggere negli occhi di Ilaria Alpi e Giancarlo Siani,  giornalisti.

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~ di raw82 su aprile 24, 2008.

3 Risposte to “Giornalismo e Liberazione”

  1. Caro Mimmo, sai che le mie idee coincidono quasi sempre con le tue. Non in questa occasione o, almeno, non del tutto. E ti spiego il perché.
    Non apprezzo particolarmente Beppe Grillo: in particolare non mi piacciono certi suoi atteggiamenti messianici, come se fosse l’unico profeta di una verità assoluta solo a lui rivelata. Ma questo non vuol dire che tutto ciò che dice sia sbagliato solo perché è lui a sostenerlo. Ora, quando Grillo se la prende con la casta dei giornalisti usa espressioni colorite e sovente gratuite, ma un fondo di verità è innegabile che ci sia. Nel nostro democratico Paese, alla faccia della Costituzione, nessuno può permettersi di fondare un giornale per scrivere ciò che vuole, a meno di passare sotto le forche caudine dell’Ordine dei giornalisti. E’ un esempio, credo, unico in Europa: ha torto Grillo quando lo denuncia?
    Mi hanno raccontato che a Roma, a una riunione dell’Ordine, una notissima giornalista, moglie di un sindaco, avrebbe dichiarato che le sembrava logico che solo i gornalisti laureati e iscritti all’Ordine potessero scrivere articoli. Perché, avrebbe sostenuto, se qualifiche simili si richiedono a un medico per esercitare la sua professione non ci sarebbe motivo di esigerle anche da un giornalista. Ho usato il condizionale perché a questo episodio non ero presente: ma mi risulta che queste idee siano abbastanza diffuse presso molti giornalisti, che non sembrano capire l’improponibilità di un simile confronto. Per aprire la pancia a un malato ci vuole una conoscenza certificata (e meno male!), ma esprimere le proprie opinioni, giuste o sbagliate che siano, è un diritto: anzi, vorrei dire che “parlare” è una sorta di “diritto naturale”. Ti immagini un Hyde Park in cui il diritto di arringare fosse concesso solo ai conferenzieri autorizzati dalle istituzioni? Non credi che sarebbe una limitazione alla libertà?
    Potrei continuare – gli spunti non mancherebbero – ma per il momento mi fermo, riservandomi di tornare a litigare un po’. E, per concludere, quando pensi a Ilaria Alpi e a Giancarlo Siani, ricordati che ci sono anche direttori del TG4 e colleghi, giornalisti.

  2. caro Claudio anche io sono parzialmente daccordo con la tua tesi. Per pubblicare un foglio, in Italia è necessario un direttore responsabile iscritto all’Ordine. Una cosa facilmente risolvibile, visto le migliaia di persone iscritte.Io stesso ho dato più volte la firma per avviare una pubblicazione. Converrai con me che senza nemmeno le “forche caudine” che ti obbligano a sottostare a un direttore che ti insegna le regole e i trucchi del mestiere, la qualità dell’informazione è sicuramente peggiore. Basta guardare i blog e i forum presenti in rete. E qui non parliamo di solo di informazione tecnica.

    Claudio Russo è un pezzo fondamentale della storia del giornalismo tecnico in Italia. La sua firma è apparsa su tante pubblicazioni e riviste di fotografia. Per anni è stato redattore di “Fotografare” e ha realizzato molti libri che sono entrati nel cuore di tanti fotoamatori. Famoso quello dedicato alle Contax. Ha una collezione di Minox da fare invidia. E’ stato, probabilmente la prima persona a pubblicare una rivista di fotografia on line. Oltre alla fotografia i suoi interessi spaziano dalle donne ai trenini elettrici. Il suo rapporto di amicizia con il sottoscritto è sempre stato viziato dal fatto che a Pomigliano d’Arco, nonostante le lamiere che facevano ruggine e i componenti difettosi mandati da Torino, i meridionali hanno saputo creare una macchina che è stata un record di vendite: l’Alfasud.

  3. Difficile dirimere questioni di tale portata discutendo su un blog, dove necessariamente ci sono una serie di limiti fisici. Personalmente non sono particolarmente contrario alla presenza di un organo di controllo della professione. Il che non significa che non mi renda conta di quanto possa risultare pericoloso o, se la si vede dalla parte del potere di turno, comodo per veicolare i più classici strumenti di coinvolgimento al potere delle masse. Per quanto riguarda i comizi populisti credo sia perfino sbagliato parlarne, in quanto così se ne amplifica la portata. Che poi possano avere successo non mi sorprende, visto il profilo bassissimo che propongono. Il problema a mio avviso non è che ogni tanto anche Grillo dica qualcosa di giusto, il problema è la modalità che utilizza nell’insieme della…. sua progettualità. Le tesi che propone demagogicamente non sono altro che le classiche valvole di sfogo da sempre utilizzate dal potere (privo di connotazioni ideologiche o politiche) per governare e controllare le tensioni sociali in formazione, proponendo delle valvole di sfogo in piazza. Per chi ha fatto Scienze Politiche sono situazioni che si analizzano al primo anno del primo biennio… niente di così sofisticato dunque… e forse proprio per questo che metodi del genere continuano a funzionare da millenni.

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