Quantità e qualità a via Chiatamone

La crisi dell’editoria raggiunge anche via Chiatamone. In una nota di alcuni giorni fa la proprietà del quotidiano il Mattino ha annunciato lo stato di crisi della testata  e un piano di riorganizzazione. Si parla di un  esubero di 25 redattori a tempo pieno, cinque contratti a termine, 5 articoli 2, e due corrispondenti. Nel piano anche la chiusura della redazione romana  e un ridimensionamento degli altri uffici di corrispondenza, per cercare di tamponare il passivo previsto per quest’anno di tre o quattro miioni di euro. Si parla anche di una ingerenza maggiore dell’ammiraglia del gruppo Caltagirone, Il Messaggero, al quale verrebbe demandata la redazione di alcune pagine rilevanti del giornale. Nel documento diffuso attraverso alcuni organi di stampa on line, si fanno anche delle disquisizioni circa il pauroso calo di vendite, che alcuni smentiscono ed altri confermano. Basta vedere i ripiani di alcune edicole, per vedere le rimanenze giornaliere della testata per comprendere come queste siano reali. La proprietà fa un’analisi parlando anche di calo delle vendite  motivandola alla “generazione dei video games anni 80” che non leggerebbe più. A mio modesto parere, bisognerebbe chiedersi per quale motivo, questa generazione tecnologica dovrebbe leggersi un quotidiano stantio, con grafica da anni 50 e che non parla assolutamente di niove tecnologie.  “I tempi stanno cambiando” recita una nota canzone di Bob Dylan, evidentemente  questo cambiamento non era stato avvertito. E quindi si continuavano a scrivere sempre gli stessi articoli, nella mia vita avrò letto almeno quattro articoli sulle edizioni Bideri, sulla nascita della canzone del Piave e sulle solite storie che da anni vengono riproposte al pubblico napoletano. E dire che la testata aveva avuto momenti sicuramente migliori, la fine degli anni settanta e gli anni ottanta. Collaboratori d’eccezione, come filosofi, scrittori, personaggi della cultura e dell’arte, e poi soprattutto i corripondenti che erano coloro che radicavano il giornale sul territorio. Dalla seconda metà degli anni novanta, queste componenti sono state mortificate  e in qualche modo allontanate. Si è  preferito  la quantità rissosa alla qualità, e i lettori se ne sono accorti, abbandonando quello che è stato il quotidiano più importante del mezzogiorno.

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~ di raw82 su aprile 1, 2009.

2 Risposte to “Quantità e qualità a via Chiatamone”

  1. Mimmù, io credo che l’arrivo di Orfeo sia stato proprio il punto di inizio del piano di affossamento del giornale. Una testata storica, che ha vanta direttori importanti, che rappresentava “il giornale napoletano” che faceva opinione, che ospitava le migliori menti napoletane, ora è destinato a diventare un giornalino locale. Io mi ribello a questa cosa. Come mi ribello al fatto che si dia la colpa alle vendite. La verità è che pochi credono nell’editoria tradizionale. Hai ragione, la qualità negli ultimi tempi non era la stessa, forse anche perchè i colleghi che ci lavorano sono demotivati. entrambi ci abbiamo lavorato, sai come spesso fosse una “varca mbriacata”, perchè la destra non sapeva che faceva la sinistra. Ma pensare che vena ridimensionato o, peggio, che possa chiudere, mi fa rabbrividire.

  2. E comunque e’ triste ma e’ cosi’. Indubbiamente serve giornalismo di alta qualita’, ma serve anche modernizzazione. Il Mattino non e’ il primo quotidiano a subire le cause della sua staticita’, e non sara’ l’ultimo,

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