Fotografia ottocentesca e Terzo millennio

Ci risiamo.  Nell’editoriale pubblicato in un magazine di fotografia dalla diffusione capillare, in un italiano contorto e a tratti gergale, trovo le solite affermazioni. In sostanza l’articolista, che si reputa uno sopra le parti, afferma che lui scatterebbe soltanto in otto per dieci con l’apparecchio grande formato rigorosamente fissato su cavalletto.  Oltretutto, si lamenta che  il settore fotografico nel suo complesso e attraverso le associazioni di categoria, non controlla quanto viene detto proprio sulla fotografia.  Qualche pagina dopo una bella finestrina sui banchi ottici, tutti rigorosamente in legno, con le parti ottonate.  Faccio una rapida indagine  sulla rete, e scopro che a quanto pare è difficilissimo reperire pellicole piane, come è difficilissimo trovare dei laboratori che le trattino.  E’ da un bel pò di tempo che vivo di fotografia, e ricordo come  il banco ottico veniva principalmente usato negli anni 90 dai tanti “fotografi”  appartenenti a classi sociali elevate, o che si volevano elevare. Ricordo uno di questo che fotografava in una importante galleria di arte contemporanea, dove io collaboravo,  le opere esposte con flash da studio e banco ottico. Il risultato foto tecnicamente perfette, ma piatte e senza anima.  Rifeci le foto, con la mia a Rolleicord caricata a invertibile usando la luce ambiente e ne vennero fuori immagini cariche di atmosfera.  Chi le vide, e doveva decidere, disse che le altre erano meglio, perchè  fatte con il banco ottico. Oggi vedo con piacere che la stessa galleria usa immagini scattate a luce ambiente.   Luca Pianigiani, con il suo Sunday Jumper cerca di prevedere l’evoluzione della professione nel Terzo Millennio,  Roberto Tomesani con Tau Visual cerca anche lui di trovare nuove possibilità professionali,   mentre qualcuno pensa di essere ancora in pieno Ottocento.

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~ di raw82 su marzo 4, 2010.

Una Risposta to “Fotografia ottocentesca e Terzo millennio”

  1. Leggendo questo articolo non hai sentito un leggero odore di… muffa?? 🙂 Io ho iniziato col banco ottico e adoro il metodo, ma ormai non ha più senso. Ci siamo evoluti per fortuna; possono co-esistere entrambi i sistemi ma come dici tu, la difficoltà di reperibilità dei materiali e di chi li sviluppa sta facendo diventare il banco ottico un mezzo elitario.

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