Fotografia, distribuzione e marziani

L’incontro con i marziani si è fatto sempre più frequente. Non manca giorno che leggendo editoriali e scritti vari sul settore della distribuzione dei prodotti fotografici mi convinca di questo. Un’insolita euforia che dovrebbe contagiare gli operatori del settore. Ma  mi guardo attorno e vedo solo macerie. A Napoli dei tanti distributori di materiale fotografico, ne sono rimasti aperti solo tre o quattro. Gli altri hanno già da tempo calato la serranda. E non sto a parlare di piccoli negozi, che pure avevano la loro importanza, ma di aziende storiche sorte a cavallo tra le due guerre mondiali. E quelli rimasti in alcuni casi, sono solo un lontano ricordo dei tempi buoni. Colpa del digitale, colpa della grande distribuzione, colpa della disaffezione della fotografia come hobby delle giovani generazioni. Forse anche queste hanno contribuito, ma secondo me il fattore predominante è stato l’approccio di sudditanza che sempre i i venditori hanno avuto nei confronti dei loro clienti, professionali e non. Fotografi schiavi, da sottomettere alla loro volontà. Ma il mercato globale e la Rete  hanno di fatto distrutto il loro mondo. Oggi io posso comprare, e lo faccio spesso, direttamente le cose che mi occorrono  direttamente nei siti on line dei forniti negozi settoriali milanesi. E che dire delle vendite in ambito Cee, con risparmi notevoli sullo stesso prodotto venduto tramite i canali tradizionali. Intanto qualche  grossa azienda produttrice di prodotti fotografici si affida per la distribuzione in Italia del proprio marchio a una azienda che applica tuttora la politica medievale nei confronti dei propri clienti. Guarda caso, una di quelle preferite dai marziani.

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~ di raw82 su giugno 7, 2010.

6 Risposte to “Fotografia, distribuzione e marziani”

  1. Ciao, passavo di qui.
    Mi fa piacere vedere persone che come me condividono questa passione per le fotografie.
    Non è molto che ho intrapreso il viaggio nel viaggio delle Reflex, però devo dire che quel poco che ho avuto modo di conoscere mi ha lasciato veramente stupito.
    Ho realizzato un sito in cui raccolgo i miei scatti migliori, mi farebbe piacere se fate una visita, così da poter avere un giudizio da una persona un po’ più esperta.
    Grazie, ciao!
    http://www.goccia.netsons.org

  2. Salve, anche a Firenze l’andazzo è più o meno lo stesso, anche se qualche “vecchio” negozio rimane seppure con qualche aggiustamento per il nuovo mercato.
    Non sono molto d’accordo sul discorso della disaffezione dei giovani, semmai sono un po’ cambiati i gusti e i modi. Noto invece un’interessante fenomeno di riscoperta, forse merito del digitale che semplifica le cose e permette a molti di avvicinarsi. Semmai individuo un problema diverso, molta concorrenza ma troppi “presunti” fotografi, scarsa cultura fotografica, tanta voglia di scattare ma poca di riflettere sulle immagini e sulla loro costruzione e potenza comunicativa senza troppo confonderla con la comunicazione “veicolo commerciale”.
    L’entusiasmo e l’interesse c’è ma va indirizzato e coltivato bene. La rete e tutti i servizi online rischiano di far perdere la giusta strada, di confondere, di omologare.
    La distribuzione? Ormai è globale, ma è un fenomeno che investe ogni settore. “Difendersi” forse non è la parola giusta, diciamo adattarsi e farne buon uso.

  3. Ciao e grazie dei vostri interventi in questo medesto spazio di discussione. Sandro sono daccordo con te sul fatto che i giovani siano interessati alla fotografia, ma incidentalmente, come mezzo di relazione nel gruppo. La disaffezione dei giovani per la fotografia, invece è reale. Basta guardare i dati delle vendite delle riviste di fotografia per “fotografare” un settore, quello dei fotoamatori, in pieno trend negativo.

  4. Ciao Mimmo. Non penso che si possa valutare l’interesse dei giovani dalla vendita di riviste. Oggi esiste internet per loro. Anche la carta stampata è ormai roba vecchia. Infatti se guardi i corsi di fotogrfia sono centinaia e quasi sempre affollati da giovani e giovanissimi. In merito al tuo articolo condivido il fatto che per arrivare a certi mezzucci vuol dire essere alla frutta. Tristezza. La professionalità non si salva in questo modo. Proprio oggi un cliente mi ha chiesto metà prezzo e diritti estesi per un lavoro fatturato che ne vale più del doppio. Ho detto di no e ti assicuro che non navigo nell’oro, ma certe cose mi fanno troppo incazzare e nel mio piccolo io faccio la mia guerra. 🙂

  5. ops… credo di aver commentato l’articolo sbagliato… 😀

  6. cara Barbara, anche io nel mio piccolo combatto una piccola guerra rifiutando lavori con compensi da vergogna, nonostante anche io non navighi nell’oro. E di proposte indecenti, ne arrivano sempre di più…

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