Vita, tecnologia e giornalismo

 

 

 

 

 

 

 

Lo guardo e non ci credo. Sto vedendo la tv sul mio cellulare, l’annunciatrice sta snocciolandomi le ultime notizie in tempo reale e io non posso fare a meno di ricordare.

Il mio primo articolo dall’assurdo titolo “Quando cade il bambino” e che trattava di un convegno sugli incidenti domestici è apparso nel mese di marzo del 1985 nelle pagine locali del quotidiano “Il Mattino”, allora il più letto del mezzogiorno d’Italia. E’ stato il primo e l’ultimo ad essere firmato Domenico Torrese, da allora in poi preferii il più semplice diminutivo Mimmo. Le parole furono scritte con i martelletti malfermi di una Olivetti Lettera 22 prestatami da un amico e inoltrata al giornale tramite un rituale telefonico di altri tempi. Bisognava telefonare al 10, e chiedere alla signorina una “Erre” per il Mattino di Napoli, in genere dopo un quarto d’ora si veniva richiamati e indirizzati ai “dimafoni” dove un signore dalla voce roca ti dava il via per dettare il pezzo. Dischi raccoglievano le parole e dopo toccava a uno di loro tramutare le parole udite in scritto da mandare su in redazione. Spesso venivi richiamato nel caso in cui il disco finiva anzitempo, oppure se la voce era arrivata distorta o sovrapposta a quella di qualche altra conversazione, difetto tipico delle comunicazioni attraverso centrali telefoniche elettromeccaniche. Pochi anni prima, i pezzi venivano ancora inviati con le buste “fuori sacco” tramite le Poste. Dopo appena un mese comprai la Olivetti Lettera 35. Con il passaggio al quotidiano Roma in casa mia arriva il personal Fax, oggetto di curiosità da parte degli amici che venivano a trovarmi. Dopo alcuni mesi fa comparsa il mio primo pc portatile, il Toshiba T1000, costo allucinante, piccolo schermo a lcd monocromatico assenza di hard disk, ma con un lettore di floppy disk di 144 mb. A stampare i files scritti con Easy Writer, il primo programma di videoscrittura della IBM, provvedeva una stampante Epson ad aghi. Pochi anni prima ero stato invitato ad entrare in redazione a Il Timone-TgCooper, che era un quindicinale stampato a rotativa, e che veniva editato almeno per i testi in maniera elettronica. Un Olivetti 8088, con schermo a fosfori gialli, era l’orgoglio della redazione. I pezzi registrati su grandi e delicatissimi floppy disk, erano accompagnati da un classico menabò di carta. Bellissimi e avveneristici per l’epoca, erano i pc Apple in bella mostra nella redazione di Enne, una breve e sfortunata iniziativa editoriale del Pci napoletano. Durante il periodo in cui facevo cronaca, la ricerca per strada di un telefono per chiamare in redazione, era uno degli scogli da superare. Sul finire degli anni Ottanta mi capitò di usare un telefono portabile, come si chiamavano allora. Alloggiato all’interno di una valigetta tipo 24 ore, veniva in genere noleggiato ed era molto pesante e di difficile utilizzo. Durante la tragedia del Moby Price invidiai ammirato Maurizio Cerino che aveva un grande Motorola aziendale che usava per telefonare. Oggi parlo e lavoro tranquillamente con colleghi dall’altra parte del mondo in tempo reale, e anche in maniera gratuita, e per i pezzi basta un click per spedirli in ogni parte del globo. Lo stesso dicasi per le foto. Già le foto, venti anni fa non era così, ma magari ne riparliamo un’altra volta.


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~ di raw82 su giugno 12, 2011.

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