Il vero costo della fotografia

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Sempre più spesso sui social network si assiste a una completa mistificazione del lavoro del fotografo. Spesso si ci sofferma sulla presunta economicità del lavoro fatto in digitale, rispetto a quello fatto con la pellicola ritenuto più costoso. Non c’è niente di più falso. Proviamo a vedere perchè. Quando esisteva solo la pellicola, un fotografo per poter lavorare si doveva ovviamente munire di una macchina fotografica e di alcuni obiettivi. Sia essa un medio formato o una reflex 35 millimetri. Una buona macchina si aggirava tra il milione di lire e il milione e mezzo. Volendo risparmiare si poteva anche ricorrere ai modelli professionali di fascia bassa. Macchine praticamente eterne (io stesso ne ho ancora qualcuna ancora perfettamente funzionante) e lo stesso poteva dirsi delle ottiche. Completava l’attrezzatura, un buon treppiede, un flash e un’esposimetro esterno soprattutto per chi usava il medio formato. L’elemento principe era la pellicola, che nel caso della negativa colore bisognava mandare in laboratorio. Una volta scattato, si ritirava solo il rullo sviluppato e guardandolo al lentino si decideva quale fotogramma poi stampare. Alcuni usavano fare i provini. Per chi usava la pellicola invertibile era più semplice perchè i fotogrammi erano “finiti”. Da quando si è diffuso il sistema digitale, bisogna sempre procurarsi una macchina fotografica, ma le variabili sono aumentate. Scartando a priori il medio formato (una Hasselblad di questo tipo costa in kit base intorno ai 30 mila euro) esaminiamo il sistema reflex. Il fotografo può scegliere tra formato “ridotto” e formato full frame. Mediamente una ammiraglia costa solo corpo intorno ai cinquemila euro, intorno ai tremila invece una professionale di fascia bassa. Prezzi rilevanti a cui bisogna aggiungere il fatto che queste attrezzature diventano obsolete molto presto. Mediamente ogni cinque anni bisogna comprare una nuova reflex. Le ottiche, invece, riescono a durare di più, ma per la complessità dei meccanismi e per i nuovi materiali impegati sono più soggetti alle rotture. A questo bisogna aggiungere un flash dedicato, mediamente più costoso di quelli “universali”. Purtroppo le case produttrici si apparecchiature fotografiche si rincorrono a colpi di ultimo modelli. Una volta si conosceva a memoria le caratteristiche delle reflex perchè venivano vendute per decenni; oggi non si riesce nemmeno a ricordare una sigla che già è uscito un nuovo modello. Per immagazzinare le immagini, le macchine fotografiche usano le schede di memoria, anche esse divenute costose. Per lavorare i files ( già perchè le macchine professionali non danno un le “foto” già fatte, ma hanno bisogno di ore di lavorazione con sistemi di foto editing) c’è bisogno di computer che segue purtroppo le sorti delle reflex, diventando obsoleto praticamente dopo un cinque anni. Inutile dire che non è possibile usare modelli basic perchè c’è bisogno di un processore potente e di ram a sufficienza. A questo bisogna aggiungere i sistemi di achiviazione che sono passati dai megabyte ai terabyte e che incidono notevolmente nella spesa annuale. Tirando le somme si può vedere che la economicità del sistema digitale è soltanto nella mente di chi fa chiacchiere al bar.

Mimmo Torrese

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~ di raw82 su settembre 13, 2014.

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