la fiera delle Vanità

•agosto 11, 2010 • 1 commento

Ci sono cose che fanno enormemente piacere. Una di queste è la citazione di un proprio articolo  in uno spazio non proprio. Questo mitiga la sensazione di dire cose che non interessano nessuno, perse nel mare sterminato della Rete. Ed è stato allora una piacevole sorpresa scoprire che Paolo De Trane, un fotografo toscano, ha voluto inserire un mio articolo nel suo spazio www.paolodetrane.it.    Di questo lo ringrazio vivamente.

Ma le sorprese non finiscono qui; facendo delle verifiche  su uno dei motori di ricerca più famosi ho scoperto che sono stato citato nelle note di Wikipedia, la famosa enciclopedia mondiale su internet. Leggendo la scheda dedicata al film Parentesi Tonde, diretto da Michele Lunella, ho trovato nelle note a piè pagina il riferimento ad un mio articolo. Per chi volesse divertirsi basta clikkare su http://it.wikipedia.org/wiki/Parentesi_tonde_%28film%29.

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Delazione, fotografia e frutta

•luglio 7, 2010 • Lascia un commento

Il settore della fotografia in Italia sta attraversando un periodo di profonda crisi. Avvento di nuove tecnologie, diversa fruizione delle immagini e modifiche sostanziali del costume, hanno contribuito a gettare l’intera categoria in una crisi strisciante iniziata nella seconda metà degli anni Novanta. Più volte alcune organizzazioni di categoria hanno tentato di mettere un freno, a volte con provvedimenti da operetta, al progressivo diradarsi delle commesse. Provvedimenti che si ispirano  a concezioni protezionistiche , e che non fanno riflettere sul  fatto che una parte rilevante della categoria si muove con sistemi vecchi e ammuffiti. Come in ogni periodo di magra, i principali imputati sono i cosiddetti abusivi che toglierebbero lavoro ai fotografi che pagano le tasse.  Ed è proprio in questa ottica che  l’Associazione Fotografi Professionisti  di Parma  ha inviato una lettera  ai vertici provinciali della Guardia di Finanza  indicando svariati nomi di presunti abusivi che eserciterebbero la professione a scapito dei fotografi che hanno una partita iva. La sensazione leggendo questa lettera  è quella di essere alla frutta. La delazione è sempre stata ritenuta un’azione odiosa, tanto che nei fumetti la spia è sempre disegnata  con tratti somatici alla Cesare Lombroso.  Senza pensare che spesse volte  questi stessi abusivi in periodo di piena lavorativa,  sono impiegati tranquillamente dai fotografi regolari  per coprire eventi minori, o come aiutante durante servizi impegnativi,  probabilmente  con compensi in nero.

Garanzia & Canon

•giugno 22, 2010 • Lascia un commento

E’ una cosa che succede di rado, ma che in questo caso è successa. Una splendida Canon G11 utile compagna per un professionista, comprata lo scorso mese di Febbraio  è andata in panne. Dopo lo scatto, restituisce un fotogramma viziato da una striscia laterale che ne pregiudica notevolmente l’uso. Una cosa che può succedere, e che se la memoria non mi inganna era uno dei “difetti” della serie precedente. Dopo un’attenta verifica, visto che ne sono state comprate due esemplari, una sola sembra afflitta da questo problema. A questo punto non rimane che spedirla a un centro di assistenza, visto che è ancora in garanzia oltretutto, direte voi. Ma quello che in tutto il mondo è una consuetudine normale, in Italia non sempre viene applicata. Le fotocamere in questione sono state acquistate negli Stati Uniti  e per alcune marche questo può essere un’ostacolo insormontabile. Diciamo subito  che la Canon in Italia non solo onora la garanzia internazionale, anche se questa inspiegabilmente recita “for Usa e Canada only”, ma che ha centri di assistenza competenti e cortesi con i propri clienti. Questi sono ben diffusi su tutto il territorio nazionale, cosa non di secondaria importanza per un professionista. E che dire della garanzia integrativa acquistata sempre negli Stati  Uniti che estende la garanzia originaria, costata solo trenta euro, che si è detta pronta a far fronte a qualsiasi spesa in tutto il mondo per riparare la macchina fotografica. Anche se in questo caso non ci dovrebbe essere bisogno,  perché l’intervento dovrebbe essere coperto dalla garanzia Canon, è un’altra sicurezza in più che in Italia non sempre si trova. A molti acquirenti esteri non Canon, ma di altri primari marchi, non è concessa la stessa  opportunità. Trattati con sufficienza, quasi con disprezzo, convalidando una visione medievale del commercio e della distribuzione di prodotti, a questi  che hanno una macchina fotografica con garanzia del costruttore, viene negata la riparazione in garanzia, e in alcuni casi anche a pagamento. Per questo motivo, ci piace sottolineare l’intelligenza di Canon Italia che persegue una politica adatta  a un colosso del settore. Non è invece il caso di altri marchi, commercializzati attualmente con politiche commerciali adatte agli anni Sessanta.

il crepuscolo delle immagini

•giugno 15, 2010 • Lascia un commento

Recessione, crisi profonda dell’editoria  e disperato bisogno di lavoro stanno di fatto cancellando i fotoreporter dal panorama lavorativo italiano. Sono sempre di più i giornalisti  che vengono invitati dai capiredattori a fornire oltre al  pezzo scritto anche le immagini a corredo. Naturalmente senza ricevere un compenso aggiuntivo.  Adducendo motivi di carattere economico, giornali e magazine italiani  stanno sempre di più evitando di ricorrere alle immagini prodotte da un fotoreporter per illustrare gli articoli. Basta una piccola compattina o addirittura un cellulare munito di fotocamera e il gioco è fatto. Il risultato sono immagini scialbe, prive di creatività che stanno modificando al ribasso i gusti fotografici dei lettori. Interessati a questo fenomeno sia i piccoli che i grandi giornali, e molte volte alle rimostranze dei giornalisti gli editori hanno fatto capire che per lavorare bisogna adeguarsi a questa nuova pratica.  Una situazione che sta mettendo fuori combattimento sia agenzie fotogiornalistiche   storiche che nuove realtà  cresciute sul finire degli anni Ottanta. Già allora si incominciavano a vedere dei trend  che hanno colpito i cineoperatori. Soprattutto i giornalisti inviati dalle televisioni  nella prima guerra del Golfo, per economizzare mandavano i servizi filmati direttamente da loro. Bastava una Sony Handycam e un treppiedi  per confezionare filmati che poi venivano montati in redazione. Anche oggi, molti filmati realizzati da programmi televisivi innovativi, vengono realizzati proprio in questo modo. Tutto questo sotto lo sguardo silente dell’Ordine che da un lato evita di fare azioni incisive per tentare di dare un freno a un fenomeno che sembra  irreversibile, e dall’altro favorisce la creazione di corsi per fotoreporter e cinereporter  che sono destinati  a creare solo nuove illusioni in una settore globale, quello dell’editoria,  mantenuto su ormai solo dai finanziamenti pubblici .

Fotografia, distribuzione e marziani

•giugno 7, 2010 • 6 commenti

L’incontro con i marziani si è fatto sempre più frequente. Non manca giorno che leggendo editoriali e scritti vari sul settore della distribuzione dei prodotti fotografici mi convinca di questo. Un’insolita euforia che dovrebbe contagiare gli operatori del settore. Ma  mi guardo attorno e vedo solo macerie. A Napoli dei tanti distributori di materiale fotografico, ne sono rimasti aperti solo tre o quattro. Gli altri hanno già da tempo calato la serranda. E non sto a parlare di piccoli negozi, che pure avevano la loro importanza, ma di aziende storiche sorte a cavallo tra le due guerre mondiali. E quelli rimasti in alcuni casi, sono solo un lontano ricordo dei tempi buoni. Colpa del digitale, colpa della grande distribuzione, colpa della disaffezione della fotografia come hobby delle giovani generazioni. Forse anche queste hanno contribuito, ma secondo me il fattore predominante è stato l’approccio di sudditanza che sempre i i venditori hanno avuto nei confronti dei loro clienti, professionali e non. Fotografi schiavi, da sottomettere alla loro volontà. Ma il mercato globale e la Rete  hanno di fatto distrutto il loro mondo. Oggi io posso comprare, e lo faccio spesso, direttamente le cose che mi occorrono  direttamente nei siti on line dei forniti negozi settoriali milanesi. E che dire delle vendite in ambito Cee, con risparmi notevoli sullo stesso prodotto venduto tramite i canali tradizionali. Intanto qualche  grossa azienda produttrice di prodotti fotografici si affida per la distribuzione in Italia del proprio marchio a una azienda che applica tuttora la politica medievale nei confronti dei propri clienti. Guarda caso, una di quelle preferite dai marziani.

Professionisti e Photoshow

•marzo 28, 2010 • Lascia un commento

Una colossale e rumorosa baraonda. Questa a conti fatti si è dimostrata la prima giornata del  Photoshow, l’appuntamento romano della fotografia. Nugoli di curiosi hanno dato l’assalto ai vari stand a caccia di gadget o per fotografare nei set allestiti dagli espositori. Spesso per richiedere informazioni su alcuni prodotti bisognava fare letteralmente a gomitate con la massa impressionante di persone, alcune giunte li per passare la giornata divertendosi. Per i professionisti, invece, non è stato sicuramente un divertimento.  Iniziando dalla fatica per raggiungere la location, la nuova Fiera di Roma. Tra innumerevoli deviazioni, segnaletica conflittuale; abbiamo contato ben tre uscite  30, per cui non si sapeva dove andare e si rischiava di sbagliare. Dopo essere arrivati, è occorsa una buona mezzora di fila per accedere al parcheggio gestito in modo che meriterebbe un capitolo a parte. Basti pensare che per pagare e andare via si è dovuto vagare alla ricerca di un gabbiotto che fosse funzionante. Un’altra mezzora di fila  tra i stop and go, imposti dalla security e per avere il pass. Da sottolineare che per un evento del genere c’erano solo due accessi per la loro emissione. Purtroppo non era prevista la ricezione della  una piantina degli stand presenti, e questo ha di fatto complicato non poco la fruibilità. C’erano centinaia di persone che giravano alla ricerca disperata di uno stand, sembrava quasi di stare  in un girone dantesco. Il Fotonotiziario l’aveva inserita tra le pagine dell’ultimo numero, ma bisognava saperlo e procurarselo. Tra gli stand qualche novità di rilievo per i professionisti, soffocata però dalla massa enorme di fotoamatori e curiosi  cui magari poteva interessare poco. Molti stand avevano allestito dei set con modella, ed erano letteralmente presi d’assalto, anche se bisogna dire che queste ultime non erano sicuramente all’altezza. Adatte a un pubblico di bocca buona, proprio come ci è sembrata tutta la manifestazione. Poco pensata per i professionisti, che non hanno potuto beneficiare nemmeno di una giornata dedicata, alla fine ne sono usciti stanchi, con u n tremendo mal di testa e con la promessa di non venirci mai più.

Mimmo Torrese

Fotografia ottocentesca e Terzo millennio

•marzo 4, 2010 • 1 commento

Ci risiamo.  Nell’editoriale pubblicato in un magazine di fotografia dalla diffusione capillare, in un italiano contorto e a tratti gergale, trovo le solite affermazioni. In sostanza l’articolista, che si reputa uno sopra le parti, afferma che lui scatterebbe soltanto in otto per dieci con l’apparecchio grande formato rigorosamente fissato su cavalletto.  Oltretutto, si lamenta che  il settore fotografico nel suo complesso e attraverso le associazioni di categoria, non controlla quanto viene detto proprio sulla fotografia.  Qualche pagina dopo una bella finestrina sui banchi ottici, tutti rigorosamente in legno, con le parti ottonate.  Faccio una rapida indagine  sulla rete, e scopro che a quanto pare è difficilissimo reperire pellicole piane, come è difficilissimo trovare dei laboratori che le trattino.  E’ da un bel pò di tempo che vivo di fotografia, e ricordo come  il banco ottico veniva principalmente usato negli anni 90 dai tanti “fotografi”  appartenenti a classi sociali elevate, o che si volevano elevare. Ricordo uno di questo che fotografava in una importante galleria di arte contemporanea, dove io collaboravo,  le opere esposte con flash da studio e banco ottico. Il risultato foto tecnicamente perfette, ma piatte e senza anima.  Rifeci le foto, con la mia a Rolleicord caricata a invertibile usando la luce ambiente e ne vennero fuori immagini cariche di atmosfera.  Chi le vide, e doveva decidere, disse che le altre erano meglio, perchè  fatte con il banco ottico. Oggi vedo con piacere che la stessa galleria usa immagini scattate a luce ambiente.   Luca Pianigiani, con il suo Sunday Jumper cerca di prevedere l’evoluzione della professione nel Terzo Millennio,  Roberto Tomesani con Tau Visual cerca anche lui di trovare nuove possibilità professionali,   mentre qualcuno pensa di essere ancora in pieno Ottocento.