il crepuscolo delle immagini

•giugno 15, 2010 • Lascia un commento

Recessione, crisi profonda dell’editoria  e disperato bisogno di lavoro stanno di fatto cancellando i fotoreporter dal panorama lavorativo italiano. Sono sempre di più i giornalisti  che vengono invitati dai capiredattori a fornire oltre al  pezzo scritto anche le immagini a corredo. Naturalmente senza ricevere un compenso aggiuntivo.  Adducendo motivi di carattere economico, giornali e magazine italiani  stanno sempre di più evitando di ricorrere alle immagini prodotte da un fotoreporter per illustrare gli articoli. Basta una piccola compattina o addirittura un cellulare munito di fotocamera e il gioco è fatto. Il risultato sono immagini scialbe, prive di creatività che stanno modificando al ribasso i gusti fotografici dei lettori. Interessati a questo fenomeno sia i piccoli che i grandi giornali, e molte volte alle rimostranze dei giornalisti gli editori hanno fatto capire che per lavorare bisogna adeguarsi a questa nuova pratica.  Una situazione che sta mettendo fuori combattimento sia agenzie fotogiornalistiche   storiche che nuove realtà  cresciute sul finire degli anni Ottanta. Già allora si incominciavano a vedere dei trend  che hanno colpito i cineoperatori. Soprattutto i giornalisti inviati dalle televisioni  nella prima guerra del Golfo, per economizzare mandavano i servizi filmati direttamente da loro. Bastava una Sony Handycam e un treppiedi  per confezionare filmati che poi venivano montati in redazione. Anche oggi, molti filmati realizzati da programmi televisivi innovativi, vengono realizzati proprio in questo modo. Tutto questo sotto lo sguardo silente dell’Ordine che da un lato evita di fare azioni incisive per tentare di dare un freno a un fenomeno che sembra  irreversibile, e dall’altro favorisce la creazione di corsi per fotoreporter e cinereporter  che sono destinati  a creare solo nuove illusioni in una settore globale, quello dell’editoria,  mantenuto su ormai solo dai finanziamenti pubblici .

Fotografia, distribuzione e marziani

•giugno 7, 2010 • 6 commenti

L’incontro con i marziani si è fatto sempre più frequente. Non manca giorno che leggendo editoriali e scritti vari sul settore della distribuzione dei prodotti fotografici mi convinca di questo. Un’insolita euforia che dovrebbe contagiare gli operatori del settore. Ma  mi guardo attorno e vedo solo macerie. A Napoli dei tanti distributori di materiale fotografico, ne sono rimasti aperti solo tre o quattro. Gli altri hanno già da tempo calato la serranda. E non sto a parlare di piccoli negozi, che pure avevano la loro importanza, ma di aziende storiche sorte a cavallo tra le due guerre mondiali. E quelli rimasti in alcuni casi, sono solo un lontano ricordo dei tempi buoni. Colpa del digitale, colpa della grande distribuzione, colpa della disaffezione della fotografia come hobby delle giovani generazioni. Forse anche queste hanno contribuito, ma secondo me il fattore predominante è stato l’approccio di sudditanza che sempre i i venditori hanno avuto nei confronti dei loro clienti, professionali e non. Fotografi schiavi, da sottomettere alla loro volontà. Ma il mercato globale e la Rete  hanno di fatto distrutto il loro mondo. Oggi io posso comprare, e lo faccio spesso, direttamente le cose che mi occorrono  direttamente nei siti on line dei forniti negozi settoriali milanesi. E che dire delle vendite in ambito Cee, con risparmi notevoli sullo stesso prodotto venduto tramite i canali tradizionali. Intanto qualche  grossa azienda produttrice di prodotti fotografici si affida per la distribuzione in Italia del proprio marchio a una azienda che applica tuttora la politica medievale nei confronti dei propri clienti. Guarda caso, una di quelle preferite dai marziani.

Professionisti e Photoshow

•marzo 28, 2010 • Lascia un commento

Una colossale e rumorosa baraonda. Questa a conti fatti si è dimostrata la prima giornata del  Photoshow, l’appuntamento romano della fotografia. Nugoli di curiosi hanno dato l’assalto ai vari stand a caccia di gadget o per fotografare nei set allestiti dagli espositori. Spesso per richiedere informazioni su alcuni prodotti bisognava fare letteralmente a gomitate con la massa impressionante di persone, alcune giunte li per passare la giornata divertendosi. Per i professionisti, invece, non è stato sicuramente un divertimento.  Iniziando dalla fatica per raggiungere la location, la nuova Fiera di Roma. Tra innumerevoli deviazioni, segnaletica conflittuale; abbiamo contato ben tre uscite  30, per cui non si sapeva dove andare e si rischiava di sbagliare. Dopo essere arrivati, è occorsa una buona mezzora di fila per accedere al parcheggio gestito in modo che meriterebbe un capitolo a parte. Basti pensare che per pagare e andare via si è dovuto vagare alla ricerca di un gabbiotto che fosse funzionante. Un’altra mezzora di fila  tra i stop and go, imposti dalla security e per avere il pass. Da sottolineare che per un evento del genere c’erano solo due accessi per la loro emissione. Purtroppo non era prevista la ricezione della  una piantina degli stand presenti, e questo ha di fatto complicato non poco la fruibilità. C’erano centinaia di persone che giravano alla ricerca disperata di uno stand, sembrava quasi di stare  in un girone dantesco. Il Fotonotiziario l’aveva inserita tra le pagine dell’ultimo numero, ma bisognava saperlo e procurarselo. Tra gli stand qualche novità di rilievo per i professionisti, soffocata però dalla massa enorme di fotoamatori e curiosi  cui magari poteva interessare poco. Molti stand avevano allestito dei set con modella, ed erano letteralmente presi d’assalto, anche se bisogna dire che queste ultime non erano sicuramente all’altezza. Adatte a un pubblico di bocca buona, proprio come ci è sembrata tutta la manifestazione. Poco pensata per i professionisti, che non hanno potuto beneficiare nemmeno di una giornata dedicata, alla fine ne sono usciti stanchi, con u n tremendo mal di testa e con la promessa di non venirci mai più.

Mimmo Torrese

Fotografia ottocentesca e Terzo millennio

•marzo 4, 2010 • 1 commento

Ci risiamo.  Nell’editoriale pubblicato in un magazine di fotografia dalla diffusione capillare, in un italiano contorto e a tratti gergale, trovo le solite affermazioni. In sostanza l’articolista, che si reputa uno sopra le parti, afferma che lui scatterebbe soltanto in otto per dieci con l’apparecchio grande formato rigorosamente fissato su cavalletto.  Oltretutto, si lamenta che  il settore fotografico nel suo complesso e attraverso le associazioni di categoria, non controlla quanto viene detto proprio sulla fotografia.  Qualche pagina dopo una bella finestrina sui banchi ottici, tutti rigorosamente in legno, con le parti ottonate.  Faccio una rapida indagine  sulla rete, e scopro che a quanto pare è difficilissimo reperire pellicole piane, come è difficilissimo trovare dei laboratori che le trattino.  E’ da un bel pò di tempo che vivo di fotografia, e ricordo come  il banco ottico veniva principalmente usato negli anni 90 dai tanti “fotografi”  appartenenti a classi sociali elevate, o che si volevano elevare. Ricordo uno di questo che fotografava in una importante galleria di arte contemporanea, dove io collaboravo,  le opere esposte con flash da studio e banco ottico. Il risultato foto tecnicamente perfette, ma piatte e senza anima.  Rifeci le foto, con la mia a Rolleicord caricata a invertibile usando la luce ambiente e ne vennero fuori immagini cariche di atmosfera.  Chi le vide, e doveva decidere, disse che le altre erano meglio, perchè  fatte con il banco ottico. Oggi vedo con piacere che la stessa galleria usa immagini scattate a luce ambiente.   Luca Pianigiani, con il suo Sunday Jumper cerca di prevedere l’evoluzione della professione nel Terzo Millennio,  Roberto Tomesani con Tau Visual cerca anche lui di trovare nuove possibilità professionali,   mentre qualcuno pensa di essere ancora in pieno Ottocento.

Direttivo nuovo di zecca a Tau Visual

•febbraio 16, 2010 • 3 commenti

Un direttivo composto da professionisti   che lavorano quasi esclusivamente nella zona milanese  e nessuna rappresentanza al di la del Po’. Sono questi i dati che saltano all’occhio guardando i risultati delle elezioni dell’Associazione Fotografi Professionisti Tau Visual. Una forte rappresentanza al nord del paese, e Bologna come sede di lavoro dell’unico membro più al sud di Milano.  Questo è uscito dalle urne elettroniche che hanno permesso ai soci di esprimere democraticamente le loro preferenze. Una situazione forse determinata dalla scarsa adesione dei professionisti del centro e del sud e rafforzata anche dalla forte rappresentanza di soci in Lombardia.  Altri  dati da evidenziare, sono  la giovane età di molti eletti, la prestigiosa  esperienza lavorativa, e dato molto confortante, la presenza di cinque donne.  Presidente è Pietro Mollica, che viene riconfermato grazie anche al fatto che a Roberto Tomesani   pur risultando eletto, ha preferito ricoprire il ruolo di coordinatore. Gli altri membri sono Settimio Benedusi, Claudio Bonoldi, Max Cardelli, Paolo Castiglioni, Alberto Jona Falco, Luca Monducci, Enrico Scaglia e Thomas Wiedenhofer, mentre  le “quote rosa” sono rappresentate da Monica Antonelli, Silvia Bordin, Sara Lando, Yoshie Nishikawa e Barbara Zonzin. Questo piccolo esercito è l’avanguardia che dovrà raccogliere e individuare le nuove sfide della professione.  Alle elezioni io ero uno dei candidati che non sono risultati eletti.  Visto che questo è il mio primo anno di associazione, visto che non sono un fotografo famoso, mi chiedo chi siano state le cinque persone che oltre a me, ovviamente, mi hanno dato la preferenza.  A questi ignoti sostenitori, va la mia gratitudine, mentre agli eletti va il mio augurio di buon lavoro.

nella foto il  presidente Pietro Mollica

Vita che va…

•febbraio 9, 2010 • 2 commenti

Ci sono notizie che non vorresti mai ricevere. Oggi una di queste è arrivata attraverso due frasi in chat, confermando il fatto che i tempi e i linguaggi sono cambiati.  Ciro Coppa,  assiduo e attento redattore di  4 Pagine, un piccolo giornale di provincia che  affrontava temi a volte scottanti, non è più tra noi.  Un male repentino lo ha  strappato alla sua famiglia sicuramente troppo presto.  Attento e ironico osservatore della realtà che lo circondava, sensibile alle tematiche verdi, quando la diffusione di una coscienza ecologista era ancora agli albori,  Ciro Coppa è stato per lungo tempo parte attiva dell’esperienza dell’Università Verde di Torre del Greco.  Come tanti, nei primi anni novanta si trasferì  a Ravenna  dove lavorava presso la sede distaccata dell’Università di Bologna.  Nella città romagnola si è interrotto il suo cammino terreno.

Ciao Ciro, che la terra ti sia lieve.

Vent’anni di Photoshop

•febbraio 7, 2010 • 2 commenti

Ebbene si,  Photoshop il più diffuso programma di elaborazione dell’imagine fotografica ha acceso le venti candeline.  Cerco di ricordare dove ero e che facevo venti anni or sono… mah.  Un pensiero mi riporta indietro nel tempo, la capacità degli hard disk espessi in megabyte, mentre oggi andiamo a terabyte.  Comunque sull’argomento mi piace segnalarvi un post di Luca Pianigiani, fondatore della rivista Jumper, e uno dei massimi cultori di cose di fotografia.  Ogni mia parola sarebbe superflua.

http://www.jumper.it/SundayJumper/?p=238

Orfani del tempo

•gennaio 2, 2010 • 3 commenti

Un altro legame reciso dal tempo.  Questa volta è toccato alla mia Nikon Fm. Questa mattina l’ho presa tra le mani per farle fare qualche scatto a vuoto per far funzionare l’otturatore. Ho posizionato il tempo a un trentesimo e ho premuto con decisione il pulsante di scatto. Andava che era una meraviglia, si sentiva distintamente anche  lo specchio che alla fine ricade con un caratteristico tonfo.  Mi vengono in mente le attenzioni quando scatto in occasione di un concerto o di una rappresentazione teatrale, cerco di scattare quando non c’è solo silenzio per evitare di far udire l’otturatore.  La mia vecchia Nikon fa un rumore difficilmente camuffabile. Ma voglio fare di più, prendo il motore Md11, metto le otto pile stilo e lo applico sotto la FM.  La macchina ha un peso considerevole lo accendo e provo a fare qualche scatto singolo.  Funziona, penso che questa macchina ha sicuramente più di venticinque anni e funziona ancora.  Rivedo con la mente  i tanti lavori fatti con lei e me ne compiaccio, ma non faccio a tempo che il rumore del motore diventa prima un lamento e poi si spegne. La macchina si è bloccata. La apro e vedo che le lamelle dell’otturatore sono al loro posto, do un’occhiata alla leva di avanzamento e mi accorgo che va a vuoto. Probabilmente qualche frizione interna ha ceduto.  Prima di lei mi hanno lasciato la mia Practika MTL3, e la mia avveneristica (per l’epoca) Minolta 7000 Dynax. Tutte con   l’otturatore bloccato dal tempo.  Resistono ancora la  Rolleicord, la Kiev 80 e la Nikon F80, ma non so per quanto ancora. Il dispiacere è stato grande, la Fm era la mia preferita, e anche se erano anni che non la utilizzavo più, mi piaceva sapere che in caso avessi deciso di fare un lavoro con la pellicola era li pronta a tutto. In cuor mio sapevo che era solo per scaramanzia, come le pellicole invertibili ancora presenti nel froigo di casa, ormai scadute da anni. Oggi ammesso che si trovi l’occorrente, è quasi impossibile ritornare alla teconogia argentica. Sono cambiati i tempi e l’utilizzo dell’immagine fotografica. E’ necessario creare immagini multiformato e facilmente condivisibili.  Spesso occorre combinarle con la grafica.  Il mese scorso, ho fatto un lavoro di impaginazione grafica di un depliants, misto di testi e foto. L’ho fatto  interamente con il mio computer e poi ho fornito i files alla tipografia. Anni addietro era impossibile un lavoro del genere e nemmeno veniva preso in considerazione dalla committenza. Oggi i fotografi spaziano su campi che una volta erano appannaggio di categorie professionali ora scomparse, e forse scompariranno anche loro.  Eppure non posso fare a meno di pensare alla mia Fm.

Washington e Napoli: strategie contro la crisi

•novembre 26, 2009 • 1 commento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ancora brutte notizie dal fronte dell’informazione. Il Washington Post, il più diffuso quotidiano americano, famoso per aver dato il via al caso Watergate che costrinse alle dimissioni il presidente Nixon, ha deciso di chiudere molte sedi periferiche.  A cadere sotto la scure del direttore Marcus Brauchli, le sedi di New York, Chicago e Los Angeles. Il provvedimento si è reso necessario per la crisi pubblicitaria che sta interessando i principali media cartacei del pianeta. I giornalisti  di queste sedi saranno utilizzati nella redazione centrale.  Secondo il direttore, è possibile seguire queste città anche dalla sede del quotidiano.

All’ombra del  Vesuvio, invece,  Il Mattino  esce con una grafica rinnovata.  Annunciato da un discreto lancio pubblicitario, il nuovo corso, non appare ai più un grande cambiamento. Secondo alcuni ricorda la grafica del quotidiano Il Tempo, ma il giudizio unanime e che sa di grafica stantia. Un altro dato che salta agli occhi è la presenza pubblicitaria, molta pubblicità regionale, poca quella nazionale.   Segno dei tempi, e di una capacità di raccolta minore.  In questo scenario si innesta la marcata avanzata delle versioni on line, rispetto a quelle cartacee, senza contare i tanti portali, notiziari on line e blog che si occupano di informazione.

Fotografia, tra cassiere e divieti

•novembre 14, 2009 • 1 commento

Da quando esistono le nuove norme realitive alla privacy, diventa sempre più difficile lavorare. Come già ho detto altre volte, è cambiato l’approccio delle persone nei confronti di chi fotografa. Prima tutti erano contenti di essre fotografati,  ora  quasi sempre ti chiedono chi sei e quanto gli dai. Quando non ti minacciano apertamente.  Con le attuali leggi cretine, il 90 per cento delle grandi foto di reportage non sarebbero potute esistere. Riguardo le fotografie, poi, si sta scatenando una vera e propria guerra senza esclusioni di colpi e di ragionamenti al limite dell’idiozia. Il mio amico Tuttoquà è stato protagonista di un evento del genere che potrete leggere qui e ha giustamente protestato.  Tuttoquà, non è un fotografo, ma è impegnato ad alti livelli nelle telecomunicazioni ma si è sentito in dovere, prima con mezzi civili e poi passando a modi più “incisivi”  a rimarcare un comportamento “anomalo”.  Comportamenti arbitrari che purtroppo si ripetono sempre più spesso. E a farci le spese sono tutti, comuni cittadini e coloro che per lavoro devono documentare  le cose che li circondano.  Sul finire degli anni Ottanta mentre ero impegnato a documentare una protesta dei cittadini arrabbiati dopo il quarto giorno di rubinetti a secco. Fu effettuata una carica calcando un pò troppo la mano, e io prontamente fotografai . Dopo alcuni minuti   fui circondato da tre tutori dell’ordine in assetto antisommossa, e invitato a consegnare il rullino.  Al mio rifiuto e dopo essermi qualificato, uno dei “capi” mi sequestrò  il tesserino lasciandomi sempre circondato dai tre, mentre io tenevo la macchina fotografica stretta era le due mani.  Fortunatamente uno dei manifestanti mi chiese se poteva fare qualcosa per me, gli dissi di chiamare la redazione del giornale e di avvisare del fatto. Dopo un buon quarto d’ora arrivò  un’altro dei funzionari delle forze dell’ordine, che oltretutto mi conosceva bene, chiedendomi il rullino e affermando che io non potessi fotografare quelle scene.  Tutto finì bene, io non consegnai il rullino e le foto campeggiarono in bella evidenza sul quotidiano per cui lavoravo.  Seppi poi che uno dei miei capi aveva telefonato al Questore che aveva strigliato per bene il suo sottoposto.  Oggi con queste nuove regole sulla privacy, oltretutto infrante ogni mezzo secondo dalle onnipresenti telecamere a circuitochiuso, lavorare diventa sempre più difficile se non impossibile. E’ questa una delle sfide maggiori che l’ordine dei giornalisti e le associazioni di categoria devono raccogliere e portare avanti, per la libera circolazione delle notizie e per una vera libertà di stampa.