Save Su Palatu

•dicembre 27, 2011 • 1 commento

Ancora un ulteriore colpo alla diffusione della fotografia d’autore in Italia.  Il sindaco di Villanova Monteleone ha deciso di non rinnovare la convenzione di utilizzo del sito di Su Palatu , un faro di cultura fotografica e un’eccellenza  in una regione, la sardegna, famosa più che per le sue bellezze naturali che per i suoi giacimenti culturali. Il grido di allarme è stato lanciato dai responsabili della struttura che in  dieci anni hanno  “costruito”  mostre, incontri, iniziative che hanno travalicato gli angusti confini italiani.  Anche Sandro Iovine,  direttore della rivista Il Fotografo ha veicolato la notizia. Ora su sollecitazione di molti si è deciso di inoltrare una mail all’amministrazione comunale di Villanova Monteleone chiedendo di recedere dai propri propositi. Ch volesse aderire, e vi prego di farlo, può andare sul blog di sandro e inviare la mail di protesta.

http://sandroiovine.blogspot.com/2011/12/salviamo-su-palatu-scrivendo-al-sindaco.html

Vita, tecnologia e giornalismo

•giugno 12, 2011 • Lascia un commento

 

 

 

 

 

 

 

Lo guardo e non ci credo. Sto vedendo la tv sul mio cellulare, l’annunciatrice sta snocciolandomi le ultime notizie in tempo reale e io non posso fare a meno di ricordare.

Il mio primo articolo dall’assurdo titolo “Quando cade il bambino” e che trattava di un convegno sugli incidenti domestici è apparso nel mese di marzo del 1985 nelle pagine locali del quotidiano “Il Mattino”, allora il più letto del mezzogiorno d’Italia. E’ stato il primo e l’ultimo ad essere firmato Domenico Torrese, da allora in poi preferii il più semplice diminutivo Mimmo. Le parole furono scritte con i martelletti malfermi di una Olivetti Lettera 22 prestatami da un amico e inoltrata al giornale tramite un rituale telefonico di altri tempi. Bisognava telefonare al 10, e chiedere alla signorina una “Erre” per il Mattino di Napoli, in genere dopo un quarto d’ora si veniva richiamati e indirizzati ai “dimafoni” dove un signore dalla voce roca ti dava il via per dettare il pezzo. Dischi raccoglievano le parole e dopo toccava a uno di loro tramutare le parole udite in scritto da mandare su in redazione. Spesso venivi richiamato nel caso in cui il disco finiva anzitempo, oppure se la voce era arrivata distorta o sovrapposta a quella di qualche altra conversazione, difetto tipico delle comunicazioni attraverso centrali telefoniche elettromeccaniche. Pochi anni prima, i pezzi venivano ancora inviati con le buste “fuori sacco” tramite le Poste. Dopo appena un mese comprai la Olivetti Lettera 35. Con il passaggio al quotidiano Roma in casa mia arriva il personal Fax, oggetto di curiosità da parte degli amici che venivano a trovarmi. Dopo alcuni mesi fa comparsa il mio primo pc portatile, il Toshiba T1000, costo allucinante, piccolo schermo a lcd monocromatico assenza di hard disk, ma con un lettore di floppy disk di 144 mb. A stampare i files scritti con Easy Writer, il primo programma di videoscrittura della IBM, provvedeva una stampante Epson ad aghi. Pochi anni prima ero stato invitato ad entrare in redazione a Il Timone-TgCooper, che era un quindicinale stampato a rotativa, e che veniva editato almeno per i testi in maniera elettronica. Un Olivetti 8088, con schermo a fosfori gialli, era l’orgoglio della redazione. I pezzi registrati su grandi e delicatissimi floppy disk, erano accompagnati da un classico menabò di carta. Bellissimi e avveneristici per l’epoca, erano i pc Apple in bella mostra nella redazione di Enne, una breve e sfortunata iniziativa editoriale del Pci napoletano. Durante il periodo in cui facevo cronaca, la ricerca per strada di un telefono per chiamare in redazione, era uno degli scogli da superare. Sul finire degli anni Ottanta mi capitò di usare un telefono portabile, come si chiamavano allora. Alloggiato all’interno di una valigetta tipo 24 ore, veniva in genere noleggiato ed era molto pesante e di difficile utilizzo. Durante la tragedia del Moby Price invidiai ammirato Maurizio Cerino che aveva un grande Motorola aziendale che usava per telefonare. Oggi parlo e lavoro tranquillamente con colleghi dall’altra parte del mondo in tempo reale, e anche in maniera gratuita, e per i pezzi basta un click per spedirli in ogni parte del globo. Lo stesso dicasi per le foto. Già le foto, venti anni fa non era così, ma magari ne riparliamo un’altra volta.


Flickr, La Repubblica e la Banda Bassotti

•dicembre 23, 2010 • Lascia un commento

Questa è la lettera che l’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti ha suggerito di inviare a La Repubblica, dopo che il desk ha utilizzato delle foto pubblicate su flirck, senza chiedere e corrispondere i diritti per l’uso di queste immagini.

Gruppo Editoriale L’Espresso – La Repubblica

Alla cortese attenzione del dottor

Stefano Mignanego – direttore Centrale Relazioni esterne

dr.ssa Franca Prest – ufficio stampa

dr. Andrea Galdi – coordinatore visual desk la Repubblica

via Cristoforo Colombo 149

00147 ROMA

E per conoscenza:

Giuseppe Smorto – condirettore la Repubblica

Massimo Razzi – vicedirettore la Repubblica

Angelo Melone – caporedattore centrale

23 dicembre 2010

Egregi,

sono un fotografo professionista, il che significa che dedico la mia vita, con professionalità, alla fotografia, e questo rappresenta il mio lavoro.

Come certamente sapete, sul vostro blog

http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it

a titolo “L’insostenibile leggerezza del pixel” il giorno 21 dicembre è stato pubblicato un post che ha generato una vivissima discussione.

La tesi sostenuta (certo, da un singolo giornalista, ma apparentemente supportata – nei fatti – dalla linea editoriale della testata) descrive in toni positivi la sostanziale fruizione delle immagini trovate in Rete, in nome di una fraintesa condivisione, in pratica ignorando:

1) Quale sia la volontà dell’autore delle immagini, quand’anche questa volontà fosse stata apertamente dichiarata (nel caso specifico, delle immagini erano stati indicati i diritti riservati);

2) Quale sia la natura dell’utilizzo che viene fatto di queste immagini (nel caso specifico, le immagini – in parte modificate e alterate – sono state utilizzate da un Gruppo Editoriale che fa del business anche grazie all’immagine.

Il fulcro della questione è semplice, a nostro avviso articolato in due aspetti:

a) Riutilizzare, diffondere, condividere immagini e contenuti volontariamente posti a disposizione è la chiave di una nuova stupenda rivoluzione culturale, che ha sovvertito e sovvertirà il torpore di chi non vuole accorgersi della dirompente novità introdotta dalla rete. Significa condividere la conoscenza, e questo arricchisce tutti.

b) Invece, “condividere” per decisione unilaterale e traendone un vantaggio economico, da parte di soggetti che usano la Rete per attività economiche, attingendo contenuti da chi li ha resi – sì – visibili, ma con l’esplicita intenzione di non renderli disponibili, significa semplicemente rubare il frutto del lavoro altrui, confondendo le carte in tavola.

Questo non significa “condividere”: è una prepotenza, ingiusta, irrispettosa, arrogante.

Ed è illegale.

La linea editoriale seguita da la Repubblica in questo – come in altri – frangenti a mio avviso è stata in tal senso piuttosto discutibile.

Nessuna demonizzazione quindi del processo della liberalizzazione e della condivisione in Rete. Le cose sono cambiate, grazie ad internet, a vantaggio dell’umanità.

Tuttavia, nemmeno mancanza di comprensione e rispetto per il lavoro altrui.

Come fotografo professionista, come membro dell’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti – TAU Visual, ma soprattutto come persona, come lettore e come autore, vi chiedo di riconsiderare le posizioni della Testata e del Gruppo Editoriale. Certo che dimostrerete, nei fatti, il rispetto per il lavoro altrui, colgo l’occasione per salutarvi con cordialita’.

Grazie!

La morte di Pino Settanni

•dicembre 4, 2010 • Lascia un commento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci incontrammo in qualche manifestazione di fotografia nei primi anni Novanta, non ricordo più nemmeno quale. Mi colpirono i suoi capelli e la foga che metteva quando parlava del suo mestiere. Figlio del Sud, era nato a Grottaglie, era emigrato a Roma dopo una breve parentesi milanese. Nel suo studio sono passati tanti personaggi famosi, che ne decretarono il successo. Famosi i suoi ritratti su fondo nero. Quando ci conoscemmo aveva da poco pubblicato il calendario di una nota azienda italiana di ciclomotori.  Immagini veramente belle, che mi inviò in copia per un articolo che feci per il settimanale a colori che faceva il quotidiano Il Mattino. Penso di avere ancora queste dia conservate in qualche scatolone. Qualche mese addietro mi proposero un lavoro fotografico proprio a Grottaglie, poi come spesso succede, non se ne fece niente. Grottaglie, pensai, il paese di Pino Settanni. Oggi dopo una lunga assenza apro  un giornale di categoria e leggo un ricordo del fotografo pugliese. Se ne andato, troppo presto, per un male incurabile ai primi di Settembre. Ora il mondo della fotografia italiana è un pò più solo.

Così muore un sindaco italiano

•settembre 8, 2010 • Lascia un commento

Lo chiamavano il  “sindaco sceriffo” , oppure il “sindaco pescatore” ricordando il suo lavoro fuori dalle istituzioni. Ma Angelo Vassallo, sindaco di Pollica il comune cilentano che ha nella frazione Acciaroli una delle più belle coste marine d’italia, era semplicemente chiamato dai suoi concittadini il sindaco.  E lo era stato  in maniera quasi ininterrotta da un quindicennio. Militante ecologista, aderì al partito dei Verdi, per approdare poi in quello Democratico, ma le scorse elezioni amministrative si era presentato alla testa di una lista civica e aveva ancora una volta vinto le elezioni. Perché Angelo Vassallo era uno che pensava con la sua testa, a cui stava stretta la burocrazia vigente nei partiti tradizionali. Un mesetto fà aveva plaudito al piglio decisionista della Lega, lamentando nel contempo la politica ingessata del suo partito. Agli inizi degli anni Novanta, Acciaroli, era praticamente ferma agli anni Sessanta. Strade senza illuminazione, pavimentazione dissestata e vetusta, patrimonio edilizio in pessimo stato di conservazione, strutture alberghiere non certamente all’altezza.  Eletto sindaco Angelo Vassallo traghettò il suo paese nel secondo millennio, facendo riqualificazione urbanistica, illuminando, innovando. Una vecchia abitante della frazione di Acciaroli mi ha ricordato che grazie al sindaco l’acqua potabile divenne un bene reale e fruibile, facendo sbiadire il ricordo di estati assolate  con i rubinetti a secco. Fu uno dei principali fautori del parco nazionale del Cilento e del vallo di Diano, fu il precursore della raccolta differenziata, si mosse in maniera ecosostenibile  tanto da far assegnare al suo territorio la Bandiera  Blu. Con lei i media nazionali e internazionali si iniziano a interessare a questo gioiello del Tirreno. Si susseguono dirette e servizi che portano un numero maggiore di persone a soggiornare durante il periodo estivo. E poi le grandi opere pubbliche, primo fra tutti il porto turistico, che secondo gli amministratori dovevano colmare il gap di posti barca e grazie al collegamento veloce di aliscafi anche quello della comunicazione con il capoluogo. Purtroppo però, iniziano anche i problemi. Sovraffollamento, presenza di elementi malavitosi, circolazione di sostanze stupefacenti. La “piazza” di Acciaroli diventa appetibile alla criminalità organizzata e agli imprenditori e politici che flirtano con essa. Ma iniziano anche i malumori di una parte di cittadini che vogliono entrare nel business delle vacanze e  per fare questo sono disposti a calpestare più di una regola. Probabilmente il sindaco sceriffo pensava di poter risolvere tutto da solo, e con questo ha forse firmato la sua condanna a morte. Il sindaco pescatore ha concluso la sua esperienza amministrativa in un buio viottolo che conduceva alla sua casa. Nove colpi calibro nove hanno messo fine a un sogno di un’oasi felice.

la fiera delle Vanità

•agosto 11, 2010 • 1 commento

Ci sono cose che fanno enormemente piacere. Una di queste è la citazione di un proprio articolo  in uno spazio non proprio. Questo mitiga la sensazione di dire cose che non interessano nessuno, perse nel mare sterminato della Rete. Ed è stato allora una piacevole sorpresa scoprire che Paolo De Trane, un fotografo toscano, ha voluto inserire un mio articolo nel suo spazio www.paolodetrane.it.    Di questo lo ringrazio vivamente.

Ma le sorprese non finiscono qui; facendo delle verifiche  su uno dei motori di ricerca più famosi ho scoperto che sono stato citato nelle note di Wikipedia, la famosa enciclopedia mondiale su internet. Leggendo la scheda dedicata al film Parentesi Tonde, diretto da Michele Lunella, ho trovato nelle note a piè pagina il riferimento ad un mio articolo. Per chi volesse divertirsi basta clikkare su http://it.wikipedia.org/wiki/Parentesi_tonde_%28film%29.

Delazione, fotografia e frutta

•luglio 7, 2010 • Lascia un commento

Il settore della fotografia in Italia sta attraversando un periodo di profonda crisi. Avvento di nuove tecnologie, diversa fruizione delle immagini e modifiche sostanziali del costume, hanno contribuito a gettare l’intera categoria in una crisi strisciante iniziata nella seconda metà degli anni Novanta. Più volte alcune organizzazioni di categoria hanno tentato di mettere un freno, a volte con provvedimenti da operetta, al progressivo diradarsi delle commesse. Provvedimenti che si ispirano  a concezioni protezionistiche , e che non fanno riflettere sul  fatto che una parte rilevante della categoria si muove con sistemi vecchi e ammuffiti. Come in ogni periodo di magra, i principali imputati sono i cosiddetti abusivi che toglierebbero lavoro ai fotografi che pagano le tasse.  Ed è proprio in questa ottica che  l’Associazione Fotografi Professionisti  di Parma  ha inviato una lettera  ai vertici provinciali della Guardia di Finanza  indicando svariati nomi di presunti abusivi che eserciterebbero la professione a scapito dei fotografi che hanno una partita iva. La sensazione leggendo questa lettera  è quella di essere alla frutta. La delazione è sempre stata ritenuta un’azione odiosa, tanto che nei fumetti la spia è sempre disegnata  con tratti somatici alla Cesare Lombroso.  Senza pensare che spesse volte  questi stessi abusivi in periodo di piena lavorativa,  sono impiegati tranquillamente dai fotografi regolari  per coprire eventi minori, o come aiutante durante servizi impegnativi,  probabilmente  con compensi in nero.

Garanzia & Canon

•giugno 22, 2010 • Lascia un commento

E’ una cosa che succede di rado, ma che in questo caso è successa. Una splendida Canon G11 utile compagna per un professionista, comprata lo scorso mese di Febbraio  è andata in panne. Dopo lo scatto, restituisce un fotogramma viziato da una striscia laterale che ne pregiudica notevolmente l’uso. Una cosa che può succedere, e che se la memoria non mi inganna era uno dei “difetti” della serie precedente. Dopo un’attenta verifica, visto che ne sono state comprate due esemplari, una sola sembra afflitta da questo problema. A questo punto non rimane che spedirla a un centro di assistenza, visto che è ancora in garanzia oltretutto, direte voi. Ma quello che in tutto il mondo è una consuetudine normale, in Italia non sempre viene applicata. Le fotocamere in questione sono state acquistate negli Stati Uniti  e per alcune marche questo può essere un’ostacolo insormontabile. Diciamo subito  che la Canon in Italia non solo onora la garanzia internazionale, anche se questa inspiegabilmente recita “for Usa e Canada only”, ma che ha centri di assistenza competenti e cortesi con i propri clienti. Questi sono ben diffusi su tutto il territorio nazionale, cosa non di secondaria importanza per un professionista. E che dire della garanzia integrativa acquistata sempre negli Stati  Uniti che estende la garanzia originaria, costata solo trenta euro, che si è detta pronta a far fronte a qualsiasi spesa in tutto il mondo per riparare la macchina fotografica. Anche se in questo caso non ci dovrebbe essere bisogno,  perché l’intervento dovrebbe essere coperto dalla garanzia Canon, è un’altra sicurezza in più che in Italia non sempre si trova. A molti acquirenti esteri non Canon, ma di altri primari marchi, non è concessa la stessa  opportunità. Trattati con sufficienza, quasi con disprezzo, convalidando una visione medievale del commercio e della distribuzione di prodotti, a questi  che hanno una macchina fotografica con garanzia del costruttore, viene negata la riparazione in garanzia, e in alcuni casi anche a pagamento. Per questo motivo, ci piace sottolineare l’intelligenza di Canon Italia che persegue una politica adatta  a un colosso del settore. Non è invece il caso di altri marchi, commercializzati attualmente con politiche commerciali adatte agli anni Sessanta.

il crepuscolo delle immagini

•giugno 15, 2010 • Lascia un commento

Recessione, crisi profonda dell’editoria  e disperato bisogno di lavoro stanno di fatto cancellando i fotoreporter dal panorama lavorativo italiano. Sono sempre di più i giornalisti  che vengono invitati dai capiredattori a fornire oltre al  pezzo scritto anche le immagini a corredo. Naturalmente senza ricevere un compenso aggiuntivo.  Adducendo motivi di carattere economico, giornali e magazine italiani  stanno sempre di più evitando di ricorrere alle immagini prodotte da un fotoreporter per illustrare gli articoli. Basta una piccola compattina o addirittura un cellulare munito di fotocamera e il gioco è fatto. Il risultato sono immagini scialbe, prive di creatività che stanno modificando al ribasso i gusti fotografici dei lettori. Interessati a questo fenomeno sia i piccoli che i grandi giornali, e molte volte alle rimostranze dei giornalisti gli editori hanno fatto capire che per lavorare bisogna adeguarsi a questa nuova pratica.  Una situazione che sta mettendo fuori combattimento sia agenzie fotogiornalistiche   storiche che nuove realtà  cresciute sul finire degli anni Ottanta. Già allora si incominciavano a vedere dei trend  che hanno colpito i cineoperatori. Soprattutto i giornalisti inviati dalle televisioni  nella prima guerra del Golfo, per economizzare mandavano i servizi filmati direttamente da loro. Bastava una Sony Handycam e un treppiedi  per confezionare filmati che poi venivano montati in redazione. Anche oggi, molti filmati realizzati da programmi televisivi innovativi, vengono realizzati proprio in questo modo. Tutto questo sotto lo sguardo silente dell’Ordine che da un lato evita di fare azioni incisive per tentare di dare un freno a un fenomeno che sembra  irreversibile, e dall’altro favorisce la creazione di corsi per fotoreporter e cinereporter  che sono destinati  a creare solo nuove illusioni in una settore globale, quello dell’editoria,  mantenuto su ormai solo dai finanziamenti pubblici .

Fotografia, distribuzione e marziani

•giugno 7, 2010 • 6 commenti

L’incontro con i marziani si è fatto sempre più frequente. Non manca giorno che leggendo editoriali e scritti vari sul settore della distribuzione dei prodotti fotografici mi convinca di questo. Un’insolita euforia che dovrebbe contagiare gli operatori del settore. Ma  mi guardo attorno e vedo solo macerie. A Napoli dei tanti distributori di materiale fotografico, ne sono rimasti aperti solo tre o quattro. Gli altri hanno già da tempo calato la serranda. E non sto a parlare di piccoli negozi, che pure avevano la loro importanza, ma di aziende storiche sorte a cavallo tra le due guerre mondiali. E quelli rimasti in alcuni casi, sono solo un lontano ricordo dei tempi buoni. Colpa del digitale, colpa della grande distribuzione, colpa della disaffezione della fotografia come hobby delle giovani generazioni. Forse anche queste hanno contribuito, ma secondo me il fattore predominante è stato l’approccio di sudditanza che sempre i i venditori hanno avuto nei confronti dei loro clienti, professionali e non. Fotografi schiavi, da sottomettere alla loro volontà. Ma il mercato globale e la Rete  hanno di fatto distrutto il loro mondo. Oggi io posso comprare, e lo faccio spesso, direttamente le cose che mi occorrono  direttamente nei siti on line dei forniti negozi settoriali milanesi. E che dire delle vendite in ambito Cee, con risparmi notevoli sullo stesso prodotto venduto tramite i canali tradizionali. Intanto qualche  grossa azienda produttrice di prodotti fotografici si affida per la distribuzione in Italia del proprio marchio a una azienda che applica tuttora la politica medievale nei confronti dei propri clienti. Guarda caso, una di quelle preferite dai marziani.

 
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